"Sì al vaccino anti covid in gravidanza, a qualunque mese. Le incinte più a rischio complicanze"

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(Photo: Marina Demidiuk via Getty Images/iStockphoto)
(Photo: Marina Demidiuk via Getty Images/iStockphoto)

“Alle future mamme dico di vaccinarsi. Spero non capiti a nessuno quello che è successo a me”. Claudia Pizzirani ha visto suo figlio dieci giorni dopo la nascita. Lancia il suo appello dalle pagine di Repubblica, dove racconta di essere stata ricoverata in terapia intensiva del Maggiore di Bologna, affetta da una polmonite bilaterale dovuta al covid. Lei non aveva ricevuto la somministrazione e la malattia l’ha colpita in maniera severa. Il 9 agosto con un cesareo di urgenza ha dato alla luce Matteo.

A Napoli una 31enne ha dato alla luce un figlio prematuro, dopo essere stata intubata per le complicanze dovute al coronavirus. Il piccolo è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Federico II, la madre, anche lei grave, è stata nuovamente intubata in Rianimazione. Un’altra donna incinta non vaccinata e affetta da covid in modo grave è arrivata qualche giorno dopo al Policlinico di Napoli. La donna, 25enne di Vallo della Lucania (Salerno), è giunta intubata e in condizioni gravi e i medici l’hanno subito operata per far nascere il bambino, molto prematuro, di 24 settimane.

“Attualmente abbiamo quindi otto donne arrivate incinte non vaccinate e con il covid in clinica ostetrica, due in terapia intensiva e due in malattia infettive”, spiega Giuseppe Bifulco, direttore del dipartimento ad attività integrata materno infantile dell’Azienda Ospedaliera, “Ancora una volta ripeto l’appello a tutte le donne incinte, non devono avere paura della vaccinazione, non devono aspettare e farla subito, sappiamo che non succede nulla a loro e al feto”.

Claudia, la madre che ha lanciato l’appello sulle pagine di Repubblica, ci tiene a sottolineare che non si era sottoposta all’iniezione perché “fino a un mese fa le linee guida per la vaccinazione Covid in gravidanza non erano definite”. Sono tante le gestanti disorientate sulla questione, spesso consigliate in maniera contrapposta a seconda del ginecologo al quale si rivolgono chiedendo quale sia la strada corretta da percorrere. In America si spinge per la vaccinazione per le donne incinte, seguendo la raccomandazione del Centers for Disease Control and Prevention che ha aggiornato le proprie linee guida precedenti che invece si limitavano ad affermare che le donne incinte “potevano essere vaccinate”.

A far cambiare le indicazioni, spiega una nota sul sito dell’ente, è stata l’analisi di nuovi dati su 2500 donne immunizzate con un vaccino a mRna durante la gestazione. Nel gruppo il tasso di aborto è risultato essere del 13%, lo stesso che si ha nella popolazione generale in cui varia tra l′11% e il 16%. Anche i tre sistemi di sorveglianza specifici per questa categoria messi in campo negli Usa non hanno rilevato problemi. Negli Usa al momento solo il 23% delle donne incinte ha ricevuto una sola dose.

“I Cdc incoraggiano tutte le donne in gravidanza, o che stanno pensando di averne una o che allattano ad essere vaccinate” ha affermato nella nota il direttore Rochelle Walensky, “I vaccini sono sicuri ed efficaci, e non è mai stato così urgente aumentare le vaccinazioni, dal momento che siamo alle prese con la variante Delta, altamente trasmissibile, e vediamo casi gravi di Covid-19 tra le donne incinte non vaccinate”.

Gli studi aggiornati vanno dunque verso una direzione: il vaccino anti covid è assolutamente consigliato, in ogni fase della gravidanza. “I ginecologi devono essere aggiornati, come sempre vale per il nostro lavoro. È vero che la medicina non è una scienza esatta, ma è una scienza e dunque bisogna ragionare sui dati” dice ad Huffpost la dottoressa Elsa Viora presidente AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), commentando l’indecisione che molti medici hanno nell’indirizzare le pazienti verso la scelta.

“Nella prima ondata non era emerso, ma è stato sottolineato dalla seconda: nelle donne in gravidanza l’infezione ha un maggior numero di complicanze” dice la dottoressa Viora. La somministrazione può avvenire in qualunque fase della gestazione: “Non c’è nessun problema di settimana, perché il vaccino non contiene virus, sono solo frammenti di mRna. C’è un unico dato da tener conto, quello della febbre: nelle donne che nei primi tre mesi hanno la febbre è importante trattarla subito, con banale paracetamolo. Ma questo vale sempre, anche in caso di influenza”.

Per le gestanti non vaccinate aumenta il rischio di complicanze materne, come accade con le altre infezioni respiratorie. “Il sistema immunitario in gravidanza si modifica, per accettare che ci sia una persona con un patrimonio genetico diverso al suo interno. Così come con l’avanzare della gravidanza la respirazione diventa più difficile, l’utero occupa spazio” perciò sono maggiori le possibilità di sviluppare forme gravi della malattia: “Dobbiamo considerare le gestanti come soggetti fragili: vale la pena vaccinarle. Il rischio è poi quello di parto pretermine, con le conseguenze che ha sul neonato”.

“E’ auspicabile per le donne in gravidanza vaccinarsi contro il covid, anche durante l’allattamento” sottolinea ad Huffpost Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici, “E’ dimostrato che nelle gestanti il decorso potrebbe essere grave: il rischio di mortalità era superiore al 20% rispetto alle non gravide. I parti pretermine sono aumentati del 15/20%. È chiaro che la scelta è individuale, ma i ginecologi dovrebbero indirizzare adeguatamente le pazienti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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