Sabino Cassese: "La gestione del Recovery Plan è antidemocratica"

Federica Fantozzi
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
Sabino Cassese Professor at the LUISS School of Government, Judge Emeritus of the Constitutional Court and Professor Emeritus at the Scuola Normale Superiore in Pisa attend during Festival dell' Economia in Trento on May 30, 2019. (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Sabino Cassese Professor at the LUISS School of Government, Judge Emeritus of the Constitutional Court and Professor Emeritus at the Scuola Normale Superiore in Pisa attend during Festival dell' Economia in Trento on May 30, 2019. (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Professor Sabino Cassese, l’Italia l’anno prossimo dovrà gestire 209 miliardi di euro del Recovery plan. Una mole di fondi mai avuta a disposizione prima che impone cautele e responsabilità. Quali procedure istitutive e quale “catena di comando” potranno mettere in sicurezza questa straordinaria opportunità?

“In principio sono le funzioni”, scrisse tanti anni fa Massimo Severo Giannini. Quindi, da un lato non c’è una soluzione buona per tutti gli interventi da fare. Dall’altro, bisogna partire da quelli che sono “sul terreno”. Le pare che il tema del fisco possa esser affrontato senza far tesoro dell’esperienza della Agenzia delle entrate? O quello della scuola senza i tecnici del Ministero dell’Istruzione?

Quindi, è importante puntare su chi ha le competenze sul campo. La gestione e l’indirizzo politico però è opportuno che spettino a Palazzo Chigi, tramite la famosa “cabina di regia”, o ai ministeri competenti per le rispettive riforme?

La proposta governativa di una piramide (troika Conte, Gualtieri Patuanelli, Comitato interministeriale degli affari europei, sei tecnici, ciascuno assistito da 50 ulteriori tecnici) è stata definita bizantina. Io la definirei stravagante. Non tiene conto delle esperienze e degli errori del passato (penso agli anni 50-60, a Antonio Giolitti e a Giorgio Ruffolo con il programma economico nazionale). Non tiene conto neppure del presente: lo stesso governo che ha tirato dal cilindro questo coniglio ha presentato con la legge di Bilancio una proposta per affidare la supervisione finanziaria a una apposita direzione generale della Ragioneria generale dello Stato. Nel governo chi fa una cosa legge quello che scrivono gli altri?

Oltre che bizantina e stravagante, questa strategia che accentra molto potere in capo a Palazzo Chigi non rappresenta una distorsione della co...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.