Sabotaggio Nord Stream: la risposta della Commissione

Ingenti quantità di gas si stanno riversando nel Mar Baltico a causa di tre perdite distinte nei gasdotti Nord Stream 1 e 2.

I sismologi svedesi e danesi hanno segnalato due forti picchi di attività sottomarina, che potrebbero essere ricondotte ad esplosioni, e hanno ipotizzato un sabotaggio.

La Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha dichiarato che se le tre perdite rilevate nei gasdotti Nord Stream sono un'"azione di sabotaggio", ci sarà "la risposta più forte possibile".

La Von der Leyen ha rilasciato queste dichiarazioni dopo aver parlato telefonicamente con la prima ministra danese Mette Frederiksen, che poche ore prima aveva insinuato che le esplosioni del gasdotto fossero un atto di sabotaggio.

Anche la prima ministra svedese Magdalena Andersson ha dichiarato che le perdite sono "probabilmente un atto deliberato" e da ricondurre ad un atto "di sabotaggio".

Le autorità danesi e svedesi hanno emesso avvisi di navigazione dopo che sono state rilevate due perdite inspiegabili sul gasdotto Nord Stream 1, che il Cremlino ha chiuso all'inizio del mese per un periodo di tempo indefinito adducendo lavori di manutenzione a una turbina inviata in Canada e non più rientrata a causa delle sanzioni.

Le segnalazioni sono arrivate poco dopo la rilevazione di un'altra perdita di gas da un secondo gasdotto, il Nord Stream 2, un progetto controverso che è stato congelato dal governo tedesco pochi giorni prima dell'invasione russa dell'Ucraina e non è mai diventato operativo.

Con una lunghezza di 1.200 km, il Nord Stream 1 ha la capacità di trasportare fino a 170 milioni di metri cubi di gas al giorno (55 miliardi di metri cubi all'anno).

La Russia è stata accusata di manipolare le forniture dopo essere stata colpita da sei sanzioni dell'UE in seguito alla guerra in Ucraina. I flussi hanno raggiunto il 20% della capacità massima in estate, prima che il gasdotto venisse completamente chiuso.

Il Nord Stream 2, costruito in parallelo al condotto originale, avrebbe dovuto raddoppiare la sua capacità totale fino a 110 miliardi di metri cubi annui, ma il progetto, che ha suscitato aspre critiche da parte di Polonia, Stati baltici e Ucraina, non ha mai ricevuto l'autorizzazione.