Sacerdote si gioca 500mila euro dei fedeli al Casinò

Il parroco ha patteggiato la condanna per appropriazione indebita perché i soldi spariti dalla parrocchia erano ben 500mila euro. (Credits – Getty Images)

Tutto nasce due anni fa, quando don Flavio Gobbo era partito precipitosamente dalla parrocchia di San Vito e Modesto di Spinea, nel Veneziano. Una fuga roccambolesca, una lettera lasciata ai fedeli in cui si parlava di affaticamento, e voci che rimbalzano nel paese, sempre più insistenti e scabrose.

Si parla di soldi scomparsi, di centinaia di migliaia di euro spariti, ma anche della perpetua che non si trova più. Una fuga d’amore? Un segreto scabroso che rischiava di diventare di pubblico dominio e che aveva obbligato la coppia clandestina a sparire? No, nulla di tutto ciò, ma una passione – quella del sacerdote – che era costata cara. E che si è conclusa in questi giorni con la condanna a 2 anni di galera per don Flavio Gobbo. Ma cosa era successo?

Il parroco, infatti, ha patteggiato la condanna per appropriazione indebita perché i soldi spariti dalla parrocchia erano ben 500mila euro. Che l’uomo non aveva speso dandosi alla bella vita con qualche donna, ma che aveva perso al casinò. Sì, perché don Flavio Gobbo amava giocare d’azzardo e quando poteva lasciava la parrocchia e andava a Venezia a giocarsi i soldi dei fedeli. Ma la dea bendata non gli aveva sorriso e l’uomo aveva perso tutto.

“Con i suoi superiori e con i suoi confratelli sacerdoti, che non lo hanno mai abbandonato. Ha accettato sin da subito di sottoporsi a un impegnativo programma terapeutico riabilitativo in un centro specializzato per curare una forma patologica di disturbo da gioco d’azzardo. Questa patologia è molto più diffusa di quanto si possa pensare o si voglia riconoscere. Una volta riconosciuta, essa necessita di un aiuto specialistico e di un contesto umano e comunitario di supporto. Infatti, è tipico di questi disturbi negare o minimizzare il problema e illudersi di uscirne da soli” ha scritto in una nota la diocesi, che poi ha aggiunto che “in questo lungo e faticoso percorso don Flavio è stato sostenuto principalmente dalla preghiera ma anche dalla volontà di tornare presto a svolgere il suo ministero nel quale non ha mai smesso di riconoscersi”.

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