Sai chi erano Fruttero e Lucentini?

·3 minuto per la lettura
TURIN -  JUNE 20:  Italian authors Carlo Fruttero and Franco Lucentini pose at home on June 20, 1987 in Turin, Italy. (Photo by Ulf Andersen/Getty Images) (Photo: Ulf Andersen via Getty Images)
TURIN - JUNE 20: Italian authors Carlo Fruttero and Franco Lucentini pose at home on June 20, 1987 in Turin, Italy. (Photo by Ulf Andersen/Getty Images) (Photo: Ulf Andersen via Getty Images)

Sai chi erano Fruttero e Lucentini, anzi F&L? Lo chiedo a mio figlio ventiduenne, ma vorrei chiederlo a tanti giovani che lasciano i Licei per entrare, in presenza o da remoto, nelle aule universitarie del nostro beneamato Paese. La risposta è scontata: “So chi erano i Beatles, non Fruttero e Lucentini”.

Eppure, a dieci anni dalla scomparsa del primo, l’occasione è ghiotta per ricordarlo e tentare di farlo conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare. L’ha fatto splendidamente Marcello Sorgi, raccontando la sobrietà di questo torinese elegante al centro della cultura italiana, senza sapere cosa fosse il centro, senza mai lavorare per mettersi al centro. Capitò anche a me di incrociarne la figura filiforme, a pochi passi dal “Porta Rossa”, il ristorante che frequentava abitualmente. Piovigginava. Torino era avvolta da nuvole e misteri. Temendo di scocciare, ebbi un attimo di esitazione prima di avvicinarmi ma non seppi trattenermi: “Buongiorno Maestro”. E lui, con un lieve sorriso: “Maestro di cosa?”. Risposi: “Ah, di tante cose”. Chiese ancora: “Dica di quali”. D’istinto emisi due parole: “D’intelligenza e d’immaginazione”. S’informò sulla mia provenienza, mi disse una cosa su D’Annunzio, mi strinse la mano e riprese lentamente il cammino.

Poi un giorno, il 5 agosto 2002, l’altra metà decise di farla finita lanciandosi dalla tromba delle scale, ponendo fine alla sofferenza che lo marchiava da tempo. E Fruttero rimase solo, nel ritiro maremmano, solo e in compagnia di un ricordo, le telefonate quotidiane che scambiava con Lucentini per modificare una parola, un oggetto, un ambiente del libro che stavano scrivendo.

Forse è doveroso, piuttosto che titoli singoli, consigliare ai giovani di aprire il doppio Meridiano a loro dedicato, curato da Domenico Scarpa, “Opere di bottega”, per rendere evidente un itinerario di grandezza, percorso in coppia e da soli, per cogliere la finezza dell’intelligenza, la vertigine dell’immaginazione, i tratti di una scrittura che ti conquista senza renderti prigioniero, un sodalizio di creatività spumeggiante, di linguaggio arricchente, di ricorrenze e colpi di scena, di denuncia, anche, dell’ipocrisia e della cretineria dell’umano. Due personalità fiabesche, come le fiabe di Calvino, che Fruttero leggeva alla piccola figlia Carlotta: “Leggiamo una sola fiaba e poi tu dormi”. Ma le fiabe, ricorda Carlotta, diventavano sempre due.

Ecco, la cultura italiana, e i giovani italiani, non hanno perso soltanto Fruttero e Lucentini. Hanno perso la fiaba, il gusto di un’invenzione che sa essere, senza presunzione, verità. Dietro i capolavori, dietro “La donna della domenica”, “A che punto è la notte”, “Enigma in luogo di mare”, “Il Palio delle contrade morte”, dietro il giallo, il poliziesco, il delitto, si nasconde, si nasconde bene, la grandezza dell’intelligenza e dell’immaginazione. Il tocco leggero della classicità. Se poi, restando orfani della coppia, andate a scoprire il Fruttero di ”Mutandine di chiffon. Memorie retribuite” e di “Donne informate sui fatti”, che regalai a un Procuratore della Repubblica, passerete da una notte all’altra, passeggiando tra i libri in attesa dell’alba.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli