Sakharov, don Mercanzin: "Così realizzai il suo desiderio di incontrare il Papa"

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Una volta liberato dall’esilio di Gorki, Andrej Sakharov riuscì ad esaudire un grande desiderio: incontrare Giovanni Paolo II. A rendere possibile l'impresa, pure tra mille difficoltà, fu don Sergio Mercanzin, anima e direttore di Russia Ecumenica. Che, a cento anni dalla nascita del fisico padre della bomba termonucleare sovietica, racconta all'Adnkronos quello storico incontro. "Prima portai la moglie, Elena Bonner: venne in Italia per motivi di salute e la condizione per la sua venuta era che non vedesse nessuno. Ma lei desiderava più che mai incontrare il Pontefice".

Don Mercanzin mise in campo tutta la sua abilità diplomatica riuscendo a superare ogni difficoltà e le minacce di rappresaglie: "La clausola dell’incontro era che non venissero pubblicate foto. Vennero così distrutti persino i negativi. Il Papa disse a Elena Bonner: 'Quando potrò vedere suo marito?'. Il Pontefice conosceva benissimo la figura di Sahkarov". Così, una volta liberato dall'esilio, si realizzò l'incontro. "Fu qualcosa di commovente", ricorda ancora oggi il sacerdote giornalista.

Don Mercanzin portò Sakharov anche da Craxi e nell’ufficio di Russia Ecumenica ci fu anche l’incontro col capo dei greco-cattolici che Sakharov promise di tutelare "e così fece", dice don Sergio Mercanzin. Che, a distanza di tanti anni, fa una considerazione amara su quanto sia stato "dimenticato questo uomo, sia come scienziato che come difensore dei diritti umani. E' stato uno degli uomini più buoni che abbia conosciuto. Rappresentava la fermezza. Ho amato Sahkarov ancora prima di conoscerlo".

Don Sergio Mercanzin consegna un altro ricordo di Sahkarov: "Quando Gorbachov lo liberò dall'esilio, gli disse: 'Puoi tornare da quella là', riferendosi alla moglie Elena Bonner che non poteva tollerare. Sahkarov gli rispose: è mia moglie, non quella là".

Uno scienziato e uno strenuo difensore dei diritti dimenticato, si diceva. "Solo il Premio Sahkarov assegnato ogni anno per la libertà di pensiero - osserva il giornalista - direttore di Russia Ecumenica - rende un po' di giustizia al merito di Sahkarov. Meriterebbe molto più di un film, è una conoscenza che resta ancora".

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