Salento, bambino rifiutato in classe perché diabetico (poi ammesso, ma con la madre)

Bambino diabetico (Getty)

Scene di straordinaria follia arrivano dalla una scuola del Basso Salento: un alunno affetto da diabete e da celiachia è stato inizialmente rifiutato in classe, e poi riammesso ma con la madre sempre al suo fianco. Una soluzione assurda per un problema assai semplice da risolvere.

Tutto è cominciato ad aprile. Al bambino in questione è stato diagnosticato un diabete mellito di tipo 1, dopo i classici sintomi della malattia. Il 9 aprile c’è stato l’esordio conclamato della malattia, poi il ricovero. Il bambino, che ha 9 anni, ha avuto la possibilità di utilizzare il cosiddetto microinfusore, uno strumento che – tarato sui parametri del piccolo – permette di iniettare insulina in modo costante. Il 23 aprile il bambino è tornato alla sua scuola elementare, ma al momento di rientrare in classe è stato rifiutato. Da quel momento sono partite le polemiche.

La madre ha sporto querela contro la scuola, mentre la dirigente si è difesa dicendo che “la scuola non era preparata a gestire eventuali emergenze”. In pratica, l’istituto ha chiesto tempo. L’8 maggio il bambino è stato finalmente riammesso, ma con una soluzione assolutamente insoddisfacente per tutti: deve entrare in aula insieme alla madre.

Questa situazione, ovviamente, mette tensione sulla famiglia del bambino, che già deve affrontare grandi cambiamenti visto la natura della malattia. La madre, evidentemente provata, ha addirittura aggredito verbalmente una delle insegnanti dopo un violento litigio. Comportamento non giustificabile, ovviamente. Ma cosa significa avere un bambino diabetico in classe?

Il bambino, a quell’età, sa come effettuare la misurazione della glicemia e sa cosa può significare un valore alto o un valore basso. Con il microinfusore è possibile, grazie al bluetooth, fare l’insulina nel caso il valore sia alto, oppure assumere zuccheri in caso di una glicemia bassa. Non è necessaria la presenza del genitore, perché è possibile anche per l’insegnante leggere la situazione. Per il bambino è sufficiente richiamare l’attenzione, eseguire la sua terapia (una faccenda rapidissima, pochi secondi), mentre l’insegnante può, attraverso una semplice documentazione, osservare il tutto e ritornare a lezione. Come per altro si è sempre fatto dalla notte dei tempi. Eppure la scuola non ha voluto prendersi questa responsabilità.

La dirigente scolastica spiega: “La signora ha trovato sempre nella nostra scuola le porte aperte e nella mia persona accoglienza e assistenza. Ho subito scritto alla Asl, ho chiesto all’amministrazione comunale un tavolo tecnico e sto predisponendo una circolare per chiedere al mio personale scolastico la disponibilità a formarsi per garantire un’assistenza adeguata, ma queste cose richiedono tempo“.

Il Presidente della Società Italiana di diabetologia Giorgio Sesti, ha invece commentato: “Questa barriera totalmente ingiustificata è quella che continua ad esistere nei confronti dei bambini con diabete nella scuola italiana. Nasce dalla ‘non educazione’ a gestire quel minimo di emergenza dell’eventuale rischio di ipoglicemia nel corso del trattamento insulinico. Ciò crea una discriminazione gravissima e fa sentire emarginati i bambini, creando anche una barriera sociale. Ci sono semplici atti per riconoscere l’ipoglicemia nel bambino, stando ad esempio attenti al fatto che presenti sudorazione o confusione. In questo caso, l’azione immediata è la somministrazione di zucchero o, nelle forme più severe, di un’iniezione di glucagone intramuscolo. Ovviamente se i sintomi appaiono gravi si contatta il 118, ma ciò accadrebbe in qualunque situazione e non solo a scuola. La situazione del bimbo, così come quella di tutti i bambini diabetici, è infatti una situazione generalmente gestibile anche da parte degli stessi insegnanti“.

L’avvocato Francesco Medina, presidente dell’associazione pediatrica diabetici del Salento, ha infine detto: “Il bambino e la sua famiglia si sono trovati in una condizione di non accettazione, di non inclusione, in definitiva di sono sentiti abbandonati dall’Istituzione scolastica. Solo dopo vari incontri anche formativi, e con l’importante contributo e supporto della responsabile del Centro di diabetologia pediatrica e del sindaco, il piccolo è stato accettato in classe, purché la mamma fosse sempre presente nell’Istituto per tutta la durata delle lezioni. Condizione, questa, assolutamente non condivisibile e inaccettabile e che rende palesemente diverso il piccolo“.

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