In Abruzzo salta stato d'emergenza, piove nelle case popolari a Pescara

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di Ileana Sciarra  

Piove in centinaia di abitazioni popolari a Pescara, la cittadina abruzzese messa in ginocchio dalla grandinata dello scorso luglio, quando sulla città si abbatterono chicchi di grandine grossi come arance, provocando feriti, auto distrutte, gravi danni a edifici pubblici e abitazioni (VIDEO1 - VIDEO2 - VIDEO3 - VIDEO4 - VIDEO5). Tra questi, oltre duecento appartamenti popolari, con tetti rotti ormai da quasi quattro mesi e la pioggia che batte sulla cittadina affacciata sul mare Adriatico.  

Piove anche oggi a Pescara, copiosamente, e pioverà per l'intero weekend, ma tace il Comune, tace la Regione, tace il Governo. Non solo. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate, non verrà stanziato l'atteso stato di emergenza, una misura necessaria per vedere arrivare i fondi destinati a fronteggiare i danni. Per i tanti cittadini abruzzesi che in questi mesi si recavano e continuano a recarsi all'Ater, società pubblica dell'edilizia popolare, la risposta agli sportelli è sempre la stessa: "Non abbiamo un euro in cassa, toccherà aspettare lo stato d'emergenza. Da lì, due mesi per le gare d'appalto, poi finalmente i lavori".  

Nelle prossime ore, però, da Roma dovrebbe arrivare la doccia fredda: i requisiti per dichiarare lo stato d'emergenza non ci sono - la decisione assunta - perché la forte grandinata non ha richiesto misure straordinarie di assistenza alla popolazione, ovvero evacuazioni, o interventi urgenti non fronteggiabili a livello locale. La decisione verrà comunicata agli enti competenti nelle prossime ore. 

Ma la città annaspa. E per chi abita negli ultimi piani delle case popolari danneggiate a luglio scorso, la pioggia è vissuta come un vero e proprio incubo. Come racconta Assunta Del Rosso, 62 anni, vedova e con due figlie che vivono altrove. "A luglio mi sono ritrovata con l'acqua alta fino alle ginocchia - racconta - ma l'incubo non è mai finito: ogni notte mi addormento temendo la pioggia, ho i secchi in casa, mi sento ferita nella mia dignità di cittadina".  

Assunta, tra l'altro, la casa dove vive l'ha riscattata qualche anno fa, acquistandola dall'Ater. Per questo, si è offerta di sistemare il tetto da sola, a sue spese. "Mi è stato risposto che, trattandosi di un edificio pubblico - spiega - non posso far nulla, solo aspettare che l'Ater intervenga. Ma passeranno mesi e siamo già a novembre. Ormai mi ammalo ogni settimana, l'umidità mi è entrata nelle ossa". Tanto più che l'abitazione popolare dove vive la donna è affacciata sul mare: si tratta di case nate per essere destinate ai pescatori, proprio come il marito di Assunta, morto nel lontano 1995. 

Di fronte a lei vive Jolanda, vedova a sua volta. Ha sposato il quarto dei suoi figli a settembre scorso, qualche giorno prima del matrimonio ha chiamato gli operai a tinteggiare le pareti danneggiate dall'acqua. Ma il giorno prima del matrimonio, a Pescara è piovuto di nuovo, la donna era disperata. Piccole storie di vita, che ogni giorno devono fare i conti con una burocrazia sorda e con la mancanza di risorse.  

All'Ater intanto si stanno cercando strade alternative, quella più percorribile guarda a un'assicurazione, attiva su queste abitazioni, che potrebbe consentire di far fronte agli interventi più urgenti, stimati in oltre un milione di euro. Stessa strada battuta dal Comune per gli alloggi Erp. Ma ci vorranno mesi, tra stanziamenti e gare d'appalto da assegnare. E intanto piove.