Salute, 30% malati reumatici non viene curato con farmaci innovativi

Red/rus

Roma, 21 ott. (askanews) - Il 30% dei pazienti che soffre di malattie reumatiche - parliamo di quasi 2 milioni di cittadini - non accede ai farmaci biologici, quelli in grado di risolvere il problema del dolore e migliorare la capacità di svolgere le comuni azioni della vita quotidiana. A questo si aggiungono problematiche di disomogeneità nell'accesso, per via dei tagli imposti in alcune regioni e così abbiamo pazienti più svantaggiati di altri. E poi c'è la carenza di medici reumatologi, che costringe ad attese di mesi o anni per una prima diagnosi. A fare il punto sui diritti negati per i pazienti reumatici è stato il dibattito di piazza San Silvestro, a Roma, per la Giornata Mondiale del malato reumatico, organizzata dall'Associazione Nazionale Malati Reumatici (Anmar). Per l'occasione, durante tutto il giorno, sono state offerte visite ed esami diagnostici gratuiti a tutti i cittadini. "Per le malattie reumatiche, come per tante altre patologie - ha detto il Viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri - vediamo una grave disomogeneità nell'accesso alle cure. Diverse capacità manageriali e sperpero di risorse si traducono in disuguaglianza inaccettabili. L'integrazione territorio-ospedale non può essere solo su carta, le Regioni virtuose devono essere un esempio da prendere a modello per diffondere best practice. Invece abbiamo aree del Paese in cui trovare un medico reumatologo è quasi impossibile: come fa il paziente ad avere diagnosi e cure?" Artrosi, artrite reumatoide e psoriasica, spondilite anchilosante, lupus, sclerodermia: sono 5 milioni e mezzo gli italiani che soffrono di malattie reumatologiche: fino a qualche tempo fa, questo tipo di pazienti poteva contare solo su farmaci 'presi in prestito' da altre patologie. Poi è stata aperta la frontiera dei farmaci biologici, che hanno permesso progressi nelle cure impensabili fino a qualche anno fa. "Questi farmaci - ha precisato Silvia Tonolo, presidente Anmar - hanno rivoluzionato la nostra vita, consentendoci in molti casi di tornare a svolgere normalmente le azioni quotidiane. Purtroppo, non per tutti i malati che rappresentiamo, condannati da un doppio destino, avere una patologia invalidante ed essere nati e risiedere in regioni che, per motivi di bilancio, non consentono un accesso al farmaco biologico, imponendo una sua sostituzione automatica con i biosimilari, senza tenere in considerazione che le malattie reumatiche hanno comorbidità, come complicanze renali a cardiovascolari, con cui bisogna fare i conti". (segue)