Salute, 30% malati reumatici non viene curato con farmaci... -2-

Red/rus

Roma, 21 ott. (askanews) - Accanto ai biologici, infatti, a seguito delle scadenze brevettuali, sono arrivati sul commercio anche i biosimilari, più economici e simili, ma non uguali al biologico di riferimento. "E' un dato di fatto - ha spiegato Manuela Di Franco, reumatologa del Policlinico Umberto I e Delegato Società italiana di reumatologia (Sir) per il Lazio - che i biosimilari rispetto a biologico non sono come il generico rispetto all'originator: sono farmaci fatti da estrazioni da materiale biologico, si può quindi verificare un problema di immunogenicità, che non si verifica in farmaci che non hanno origine biologica". Per questo lo 'switch', ovvero il passaggio dall'una all'altra terapia dovrebbe esser valutata e decisa da un medico, o meglio da un team di esperti. Una proposta dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) prevederebbe invece la sostituibilità automatica tra farmaco biologico di riferimento e un suo biosimilare. "Se confermata - commenta Tonolo - sarebbe una posizione che stupisce, perché una proposta simile dovrebbe essere assunta dopo un confronto con le associazioni dei pazienti, con le società scientifiche, con i medici. La politica di risparmio a tutti i costi - prosegue la presidente Anmar - sta portando le Regioni nella direzione dell'imposizione della scelta più economica. Alcune, infatti, stanno già negando i biologici ai pazienti ma è il medico che deve governare questa scelta, perché va assunta sempre tenendo conto che l'interesse primo da difendere è quello della salute del paziente, e non principi meramente economici. Vediamo Regioni come la Puglia o la Sardegna, che negano a donne con malattie reumatiche farmaci necessari per poter avere una gravidanza nonostante le cure. I pazienti sono persone, non un costo. La burocrazia che fanno sulla carta senza incrociare lo sguardo dei pazienti lo dimentica". Altre Regioni, come il Lazio, hanno invece adottato una linea che consiste nel prescrivere i biosimilari ai nuovi malati, e nel valutare caso per caso invece quando sia possibile passare dal biologico al biosimilare. "Il biosimilare serve - ha detto ancora il viceministro Sileri - perché la spesa va ridotta anche per consentire a più pazienti di curarsi, ma va usato con giudizio e dialogo. Per i nuovi pazienti il biosimilare è la prima scelta. Per i pazienti già in cura, invece, il biologico va valutato caso per caso dal medico e non imposto sulla base di automatismi. E sarebbe importante vi fossero, rispetto al suo utilizzo, anche database, registri, condivisione e controllo nel tempo". Un paziente produttivo che torna nella vita sociale e lavorativa, ha aggiunto, "è un guadagno per tutta la società, pertanto la cura della persona non va valutata a compartimenti stagni. Bisogna superare la logica dei silos e superare i commissariamenti, perché tagliare i bilanci regionali destinati alla salute non migliora le cure". (segue)