Salute: Cochlear, combattere la sordità oggi si può

Salute: Cochlear, combattere la sordità oggi si può

Milano, 2 mar. (AdnKronos Salute) – "Combattere la sordità oggi si può". E "il primo passo è l'aumento della sensibilità della popolazione e degli addetti ai lavori verso la prevenzione, la corretta diagnosi e i trattamenti disponibili". In occasione del World Hearing Day (Whd), la Giornata mondiale dell'udito che si celebra il 3 marzo, è "un messaggio rassicurante" quello che vuole lanciare Cochlear, multinazionale australiana presente in 100 Paesi, da più di 30 anni specializzata negli impianti cocleari e a conduzione ossea: "Le possibilità di riacquisire a pieno le funzionalità uditive oggi ci sono, anche per i casi più gravi".

Lo dimostrano storie come quella di Valerio, colpito da sordità a 42 anni dopo un'infanzia di problemi all'orecchio, e tornato a sentire 8 anni più tardi grazie a un sofisticato 'orecchio bionico'. Diventato sordo a causa di un colesteatoma bilaterale, per Valerio la svolta è stata l'impianto cocleare: "Un'innovazione efficace e sicura – sottolinea l'azienda – che permette il recupero dell'ascolto e, di conseguenza, la piena integrazione a pazienti diversi, una volta condannati a vivere nel silenzio: dai giovanissimi agli adulti fino agli ultra novantenni".

Dati Censis rilevano che i casi di perdita dell'udito in Italia sono aumentati del 4,8% dal 2012, con un ampio coinvolgimento del segmento d'età centrale. Oggi gli italiani che ne soffrono sono oltre 7 milioni e tuttavia, secondo l'osservatorio di Cochlear, solo il 31,5% ammette di aver effettuato un test dell'udito negli ultimi 5 anni, e fra i soggetti ipoacusici poco più del 25% si sottopone a cure malgrado a posteriori tutti i pazienti che beneficiano di un dispositivo riconoscano miglioramenti nella qualità di vita e nello stato generale di salute. "Colpa di una scarsa sensibilità da parte del pubblico verso una patologia non ancora percepita come tale", evidenzia Cochlear.

Il deficit uditivo (ipoacusia) – ricorda Cochlear in una nota – è la seconda causa di disabilità nel mondo e interessa 466 milioni di individui: "Numeri del tutto paragonabili, se non superiori, a patologie verso le quali il livello di attenzione è certamente maggiore". Un'istantanea che, nel caso dell'Italia, viene aggravata da "un dialogo ancora troppo lento e farraginoso fra le associazioni dei pazienti, la sanità pubblica e i produttori".

"In Italia l'impianto cocleare è incluso nei livelli essenziali di assistenza, fa parte cioè di quelle prestazioni che dovrebbero essere garantite ai cittadini – afferma Carlo Martinelli, amministratore delegato di Cochlear Italia – Malgrado questo, la sua adozione sul territorio nazionale è ancora a macchia di leopardo, in diverse regioni l'impianto non è adeguatamente rimborsato e la mobilità sanitaria è un fenomeno diffuso che impatta non solo sui conti pubblici, ma anche su quelli delle famiglie".

"La sordità può insorgere a qualunque età – avverte Eliana Cristofari, direttore dell'Audiovestibologia di Varese – per cui, in caso di riduzione soggettiva dell'udito anche monolaterale, difficoltà a comprendere le parole specie in ambienti rumorosi o di acufeni, e cioè i fastidiosi rumori nell'orecchio, è consigliabile sempre una visita specialistica. La valutazione prevede la quantificazione della perdita uditiva, ma anche della disabilità che ne deriva. La diagnosi non prevede quindi il solo esame audiometrico, ma una batteria di test. Lo specialista indicherà le possibili soluzioni per migliorare l'ascolto, i trattamenti medici o chirurgici a seconda della causa o il trattamento protesico con le protesi acustiche, o l'impianto cocleare che può essere applicato con beneficio anche negli anziani. Anche nell'adulto la presa in carico medico-riabilitativa è fondamentale per un risultato ottimale".

Esistono principalmente due tipi di impianto: cocleare e a conduzione ossea, precisa Cochlear. L'impianto cocleare, anche detto orecchio bionico, è indicato per sordità profonda (neurosensoriale). Un dispositivo dello spessore di pochi millimetri viene inserito sotto la cute dietro l'orecchio e un sottile filamento con 22 elettrodi viene inserito nella coclea. Esternamente un piccolo processore retroauricolare veicola i suoni all'impianto interno mentre gli elettrodi, che svolgono la funzione delle cellule cigliate della coclea, inviano i suoni al nervo acustico ripristinando l'udito.

L'impianto a conduzione ossea (Baha – bone anchored hearing aid) è invece indicato per le perdite uditive trasmissive (tutti i casi in cui un impedimento nell'orecchio medio non fa arrivare i suoni alla coclea) e miste (colesteatoma, otoscloresi). Il 'Baha' fa arrivare il suono direttamente alla coclea non passando per l'orecchio medio. L’intervento è semplice e mini invasivo.

"Entrambi i dispositivi consentono connessioni wireless in modo da sentire la televisione o il telefono direttamente nel processore – conclude l'azienda – migliorando notevolmente la vita sociale delle persone".