Salute: italiani su filo rasoio tra crisi e aumento fattori rischio

(ASCA) - Roma, 23 apr - E' in pericolo la salute degli

italiani: si trova ora piu' che mai sotto il fuoco incrociato

della crisi economica e, sebbene gli effetti di questa

congiuntura negativa si rendano manifesti con una certa

latenza di tempo, salta gia' agli occhi come gli italiani,

pressati dalle restrizioni economiche, comincino a

risparmiare su azioni preventive di base quali una sana

alimentazione e lo sport. Si rinuncia per esempio a frutta e

verdura, che diventa un lusso per pochi (per la prima volta

dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni

consumate/giorno - 4,8% vs 5,7%, dato che era rimasto grosso

modo stabile fino al 2008; a mangiarne di piu' sono coloro

che spesso consumano i pasti a mensa che si conferma come

luogo maggiormente associato al consumo di verdure, frutta e

ortaggi). E' questa la situazione che emerge dalla nona

edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un'approfondita

analisi dello stato di salute della popolazione e della

qualita' dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane

presentata oggi a Roma all'Universita' Cattolica. Pubblicato

dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni

Italiane che ha sede presso l'Universita' Cattolica di Roma e

coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore

dell'Istituto di Igiene della Facolta' di Medicina e

Chirurgia, il Rapporto e' frutto del lavoro di 175 esperti di

sanita' pubblica, clinici, demografi, epidemiologi,

matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il

territorio italiano, che operano presso Universita' e

numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e

aziendali.

Gli italiani, insomma, se costretti a fare economia,

tagliano dove possono e cercano risposte rapide al

moltiplicarsi dei piccoli disturbi, in aumento anche in

funzione del carico psicologico legato all'incertezza; sempre

piu' spesso lo fanno a spese proprie, per continuare a

svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro e a

tener testa a tutti gli impegni sempre piu' stringenti.

Risulta cosi' aumentato il consumo di farmaci antidepressivi

(l'uso di antidepressivi e' cresciuto di oltre quattro volte

in una decade, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000

abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010), come effetto anche di un

disagio diffuso dilagante, scatenato dalle difficolta'

socio-economiche.

Numerosi studi dimostrano che l'impatto sulla salute di una

crisi economico-finanziaria, quale quella che stiamo vivendo

a livello globale, e' forte: potrebbe portare a un incremento

dei suicidi (i dati mostrano anche per l'Italia un aumento

del numero di suicidi tra il 2006, quando i casi registrati

erano 3.607 e il 2008, che si chiude con 3.799 casi) e delle

morti correlate all'uso/abuso di bevande alcoliche e droghe.

Nondimeno, la salute degli italiani resta tutto sommato

ancora buona grazie alla ''rendita'' a loro disposizione,

merito, per esempio, della tradizione della dieta

mediterranea. Ma, come tutte le rendite non ben gestite,

rischia di erodersi rapidamente: gli italiani sono, infatti,

sempre piu' grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti e' in

eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani

(aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il

10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione

del Rapporto) e colpiti da malattie croniche.

Per di piu' le scelte in ambito di politica sanitaria

rischiano di peggiorare le cose: ''le ultime manovre

economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta

finanziaria - ha dichiarato il Professor Walter Ricciardi,

direttore di Osservasalute e dell'Istituto di Igiene della

Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' Cattolica

di Roma - hanno portato al ridimensionamento dei livelli di

finanziamento dell'assistenza sanitaria gia' dal 2012;

all'introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei

trasferimenti alle Regioni e alle municipalita' dei fondi su

disabilita', infanzia, e altri aspetti che vanno poi a

incidere sulla nostra salute''.

Peraltro i tagli non riducono l'inappropriatezza di molti

interventi sanitari (quindi gli sprechi), ne' migliorano la

qualita' delle cure, anzi appesantiscono ancor piu' le liste

di attesa.

Nel triennio 2007-2010 l'effetto dei tagli ai servizi e ai

farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa

pubblica per i farmaci, determinando pero' un incremento

della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%.

E nel futuro sara' sempre peggio: e' stimato in 17 miliardi

di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse

necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i

soldi pubblici, che presumibilmente il SSN avra' a

disposizione.

Le evidenze epidemiologiche dimostrano, invece, la

necessita' di rafforzare (o almeno non tagliare) le politiche

per la salute poiche' i tagli potrebbero innescare un aumento

di spesa socio-sanitaria a carico delle famiglie col pericolo

di aumentare quelle a rischio poverta' (oggi il 7,6% di

esse), a fronte di una quota di oltre il 15,5% di poverta'

accertata assoluta/relativa.

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