Salvò mamma e figlia, 'l'angelo' dimenticato ora vive dentro un' auto

Marco Panzarella
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AGI "Vorrei soltanto farmi una doccia, mangiare seduto a un tavolo, dormire su un letto e non sul sedile di un'automobile che non cammina più". Rachid Saiad ha 36 anni e da tre mesi vive dentro una Seat Ibiza parcheggiata in via Fossata, nel quartiere Borgo Vittoria di Torino. Nato a Casablanca, in Marocco, è arrivato in Italia da ragazzino insieme alla famiglia. Qui ha studiato e oggi parla correttamente cinque lingue: arabo, italiano, inglese, francese e spagnolo. Ha lavorato nel settore edile, in una ditta specializzata in allestimenti per stand.

La ditta per la quale lavorava è fallita

"Ho versato allo Stato italiano ventuno anni di contributi - racconta all'AGI - poi la ditta è fallita, mi dovevano molti soldi che non ho mai visto". Quella di Rachid sembra una storia già sentita, con la vita che ti volta le spalle lasciando il passo alla malasorte. Stavolta, però, c'è dell'altro e bisogna fare un passo indietro di otto anni, al giugno del 2013. È sera quando Rachid insieme a un suo amico, Hamid, sta percorrendo la tangenziale del Terzo Ponte a Ivrea, nel Torinese. Dal finestrino della loro auto i due si accorgono che una Fiat Panda è precipitata in un fossato, finendo la corsa contro un albero.

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Dal cofano esce del fumo, il rischio è che la macchina da un momento all'altro possa prendere a fuoco. I due amici accostano e raggiungono la vettura: nell'abitacolo ci sono una donna di 43 anni, residente a Cascinette, e la figlia di 6 anni, entrambe ferite. Rachid e Hamid provano ad aprire le portiere, ma l'impatto con il terreno ha deformato le lamiere e non ci riescono. Allora decidono di rompere il vetro, riuscendo finalmente a estrarre mamma e figlia, che trasportate in ospedale si riprenderanno dopo qualche giorno di ricovero.

I giornali locali scrivono dell'accaduto e i soccorritori diventano 'angeli'. "Abbiamo soltanto fatto quello che era giusto fare", dice Rachid mentre mostra una vistosa cicatrice sul polpaccio destro. "Sono 124 punti, ì una ferita che mi sono procurato nel tentativo di piegare le lamiere dell'auto. Dopo l'incidente, per qualche anno, la bambina mi scriveva a Natale per farmi gli auguri, poi ci siamo persi di vista, spero stia bene".

Piccoli lavoretti, ma la pandemia ha peggiorato la situazione

Tra piccoli lavoretti per racimolare un po' di denaro e lunghi periodi di inattività, la vita di Rachid è precipitata negli ultimi tre anni e la pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare la situazione. "Ho ancora la partita Iva, ma non riesco a trovare nulla. Ho dormito qualche giorno in una panchina, poi un amico mi ha detto che potevo utilizzare la sua macchina ferma al parcheggio. La notte fa freddo, le coperte non bastano. Poi c'è gente senza cuore che urina contro le ruote, sputa sul parabrezza. Per fortuna - dice Rachid con gli occhi lucidi - tanti residenti del quartiere mi vogliono bene. C'è chi mi porta da mangiare, non voglio elemosinare nulla, ma ho bisogno".

A complicare le cose è un'ulcera perforante di cui Rachid soffre da anni e che negli ultimi tempi l'ha ridotto pelle e ossa. "Sono stato operato ad Aosta, mi occorrono dei medicinali che però costano e non posso permettermi". Si avvicina Luca, un ragazzo che vive nel palazzo vicino al parcheggio. "Oggi ti compro le medicine, dimmi cosa ti serve", dice a Rachid, che abbassa la testa elencando i farmaci. Poi spiega: "Voglio tornare a vivere in una casa, provare a ricominciare. Ho il permesso di soggiorno scaduto, senza soldi e una residenza rinnovarlo è impossibile". Se nulla dovesse cambiare, a Rachid non resterebbe che tornare in Marocco. "Senza denaro anche li sarebbe complicato. Quando lavoravo ho sempre inviato dei soldi ai miei genitori, che vivono anche loro in condizioni disagiate".

Si è fatta sera e mentre Rachid si allontana contando i soldi che serviranno per comprare un kebab, si avvicina un signore distinto, che lui chiama affettuosamente zio. "È un bravo ragazzo, con una storia eroica alle spalle - dice - qualcuno dovrebbe aiutarlo, ha pur sempre salvato due vite, non è giusto abbandonarlo al suo destino, uno come lui merita un'altra occasione".