Primo soccorso, i corsi che potrebbero salvare 18mila vite all'anno

Stefania Leo

Ogni 10 giorni un bambino perde la vita per soffocamento. La principale causa di questo fenomeno è il cibo. La Salvamento Academy, progetto specializzato in corsi di primo soccorso rivolti alla comunità, vuole cambiare questi numeri. Dalla sua nascita, avvenuta nel 2013, il progetto ha mirato a istruire professionisti e semplici cittadini nelle manovre di primo soccorso che, se insegnate sin dall'età scolare potrebbero salvare 18.000 persone all'anno. Stefano Mazzei, CEO e fondatore di Salvamento Academy, spiega perché oltre a salvare delle vite, la prevenzione e la formazione in primo soccorso può aiutare lo stato a risparmiare oltre 27 miliardi di euro.

Qual è l'obiettivo della Salvamento Academy?
Si tratta di un progetto nato nel 2013 come agenzia didattica specializzata in formazione per il primo soccorso. Abbiamo iniziato con i corsi per l'uso di defibrillatori e poi ci siamo dedicati anche alla formazione per personale medico e infermieristico. Abbiamo realizzato anche dei corsi per istruttori non vedenti. Uno studio internazionale infatti accerta che un soggetto non vedente può praticare il primo soccorso e può istruire sulle pratiche. In linea di massima i nostri corsi si rivolgono soprattutto alla comunità.

Chi deve conoscere le manovre di primo soccorso?
In linea di principio sarebbe meglio se tutti conoscessero le manovre, cosa che noi stiamo cercando di fare con il progetto A Scuola di Cuore. Con questo progetto vogliamo formare gli studenti alle manovre di primo soccorso. Uno studio americano dimostra che se gli studenti fossero preparati a queste pratiche, la cultura del primo soccorso porterebbe ad aumentare la sopravvivenza fino al 65%.

Sai come devi tagliare il cibo per il tuo bambino?




Il progetto SicurezzaAtavola mira a insegnare come non trovarsi in una situazione in cui operare una manovra antisoffocamento. Quanto conta insegnare la prevenzione nella vostra attività?
Questo progetto punta l'attenzione sul problema del soffocamento in età pediatrica, provocato principalmente dal cibo. Quando si va in pizzeria ad esempio e si ordina una pizza ai wurstel, troveremo non dei piccoli pezzi ma delle rondelle, perfetti per ostruire le vie aree. Inoltre, anche se si taglia il cibo in piccoli pezzi, bisogna stare attenti a somministrarli in maniera corretta, senza esagerare. Il nostro principale obiettivo è fare prevenzione, l'unico modo per cercare di azzerrare gli incidenti, specie in età pediatrica.

Ecco come praticare la manovra di disostruzione nel lattante




Come nasce l'idea dell'app IoSocCORRO?
L'idea nasce dal fattto che in Italia ci sono 73.000 decessi in Italia per arresto cardiaco. Sono circa 300 al giorno: è come se l'intero pubblico dello Stadio Olimpico sparisse ogni volta. Questi decessi spesso avvengono fuori dall'ambiente ospedaliero. L'app mira a coinvolgere le persone formate in primo soccorso per ridurre questi numeri. Se la persona colpita da questo cecchino invisibile che è l'arresto cardiaco fosse vicina a qualcuno in grado di intervenire, la sopravvivenza passerebbe dall'1-5 % al 65%. Se la persona in grado di praticare le manovre di primo soccorso fosse avvertita dell'emergenza, si potrebbero salvare più vite. Questa app, integrata col 118, segnala il caso a chi è registrato alla piattaforma. Attraverso la geolocalizzazione si avverte il soggetto in grado di intervenire dell'emergenza e di dove si trova il defibrillatore più vicino. Esistono progetti simili in altri paesi tra cui il Canton Ticino.

Cosa succederebbe se l'app fosse attiva in tutta Italia?
Abbiamo stimato che potremmo salvare 18.000 persone all'anno, facendo risparmiare 27 miliardi alla sanità pubblica, senza contare i costi della terapia intensiva che si potrebbero evitare. Infatti, una persona non soccorsa in tempo utile, costa 3.500 euro al giorno per le pratiche di degenza ospedaliera e riabilitazione. La sperimentazione di ioSocCORRO partirà dalla Liguria, regione che ha accolto entusiasticamente l'iniziativa approvata anche dal Ministero della Salute. Se va tutto bene, l'app potrebbe essere adottata in tutta italia nel 2016 con un grande riscontro a livello sociale e a livello scientifico, dato che ci permetterà di raccogliere dati importanti.


 

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