"Salvate la raffineria di Priolo", sindacati in piazza: le sanzioni mettono a rischio i lavoratori

In migliaia hanno sfilato a Siracusa chiedendo di salvare la raffineria di Priolo Isab-Lukoil indirittamente controllata dal gruppo russo Lukoil. L'impianto rischia la crisi ner per via delle sanzioni seguenti l'invasione dell'Ucraina, dato che il petrolio russo da raffinare presto non arriverà più.

"Le navi russe si fermeranno il 5 dicembre, visto l'embargo che il governo precedente a questo ha deciso; speriamo che l'attuale governo trovi una soluzione per evitare la catastrofe", afferma Luciano Spataro, portavoce della Filctem-Cgil.

A Siracusa si manifestava mentre a Roma si teneva un incontro al ministero dell'Impresa e del made in Italy con il ministro Adolfo Urso, per salvare Priolo. Resta il nodo delle banche che già da tempo hanno chiuso i rubinetti del credito prevedendo insolvibilità: erano le grandi assenti al tavolo ministeriale. La raffineria di Priolo dà lavoro a mille persone e la Cgil chiede che si eviti un disastro sociale.

"I risultati di questa guerra sono scaricati sui lavoratori", aggiunge Alfio Mannino della Cgil. "Comprendiamo il motivo della scelta dell'embargo in senso generale, ma ciò che ci preoccupa veramente è che oggi non c'è una strategia di uscita per porre fine alla guerra", ha continuato.

Con le banche restie a fare credito viste le sanzioni europee e il contesto internazionale, la raffineria negli ultimi mesi, paradossalmente, ha aumentato le importazioni dalla Russia fino al 93%. Un'inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che il carburante raffinato poi è finito anche negli Stati Uniti in barba alle sanzioni dato che si considera il Paese in cui il greggio viene raffinato e non il Paese d'origine del prodotto. Se le sanzioni fanno acqua meno scappatoie ha il futuro del siracusano che teme una crisi occupazionale senza precedenti.