Salvini ha abbandonato la battaglia sul green pass

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AGI - L'ala della Lega critica sul green pass perde la battaglia e alza 'bandiera bianca'. In Consiglio dei ministri l'estesione dell'obbligo del certificato verde a tutti i lavoratori passa all'unanimità, anche coi voti dei ministri leghisti. Poco importa se Matteo Salvini, all'inizio scettico verso questa misura, abbia chiesto fino a ieri "equilibrio e buon senso".

La linea, forse per la prima volta, è quella del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e dei governatori, che si erano pronunciati a favore dell'estesione del certificato verde, con uscite pubbliche 'mirate' la scosra settimana, anche per la pressione del mondo produttivo del Nord. Il segretario leghista prova a 'digerire' le nuove norme e si limita a rilanciare

“Se la politica impone il Green Pass ai lavoratori, e addirittura a chi fa volontariato, è ovvio che i politici devono essere i primi a rispettare queste regole, a partire dal Parlamento. Punto”, scandisce, in una nota.

Via del Vicario, davanti all'ingresso del Palazzo dei gruppi di Montecitorio: Claudio Borghi è il più ricercato dai giornalisti. Avanguardia dei leghisti critici del green pass (un mese fa è anche sceso in piazza a Roma), il deputato comasco riconosce la sconfitta.

"Io sono contrario al green pass. Aspettiamo di vedere il testo del decreto. Ma non ripeto quella battaglia - annuncia -. L'ho fatta, mi è costata anche tanto, abbiamo visto com'era la situazione: la grande maggioranza dei parlamentari era a favore. Sarebbe velleitario ripeterla. Alla fine, dopo essermi reso conto di essere una minoranza, ho pure votato a favore del decreto precedente in cambio di alcune concessioni".

"Sono contrario all'estensione dell'obbligo di green pass per accedere in Parlamento. L'ho detto e lo farò: intendo aspettare che il provvedimento arrivi in Aula e lì posso adire alla Corte costituzionale", aggiunge poi.

Nel frattempo, sul fronte governativo, invece, i ministri leghisti, e in particolar modo Giorgetti, rivendicano di aver ottenuto diversi risultati in Consiglio dei ministri. In primo luogo, l'obbligo di prezzi calmierati per i tamponi nelle farmacie (8 euro per i minorenni, 15 per gli adulti, e sanzione di trenta giorni di chiusura per chi non li applica). Poi la promessa di considerare la riapertura delle discoteche a partire dal primo ottobre e la validità del tampone molecolare estesa dalle attuali 48 a 72 ore.

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