Salvini agita voto (ma non vuole colpa). Il freno dei governatori

Image from askanews web site
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Roma, 13 lug. (askanews) - "Non possiamo essere noi a farlo a sei mesi dalla fine della legislatura, però se lo fanno loro a noi va bene". Il 'noi' in questo caso è rappresentato da un gruppo di leghisti filo salviniani che parla sui divanetti del Transatlantico, 'loro' ovviamente sono gli esponenti del M5s che devono decidere come comportarsi domani in Senato in occasione del voto di fiducia sul decreto Aiuti.

Insomma, nelle chiacchiere dei parlamentari prende forma il reale desiderio del segretario del Carroccio: raggiungere l'obiettivo che si vada a votare senza averne la colpa e ottenerlo ora, quando si può ragionare di elezioni a ottobre. Perché se i venti di crisi slittano a dopo l'estate allora niente di più probabile che si debba attendere la scadenza naturale della legislatura.

Anche per questo di prima mattina Matteo Salvini, al contrario di quanto dichiarato solo tre giorni fa, spiega che se il M5s domani non votasse la fiducia allora non ci sarebbero alternative. "Fine, basta. Mi sembra evidente che si vada a votare", "se i 5 Stelle fanno quello che ritengono di fare, mi sembra che la strada sia segnata, anche perché governare con il Pd non è un esercizio facile", aggiunge.

Una posizione diversa da quella espressa da Silvio Berlusconi in un'intervista alla Stampa. Il Cavaliere spiega che si può andare avanti con il governo anche senza il M5s (a differenza di quello che ha detto il premier) ma che comunque quello di Mario Draghi è l'ultimo governo di questa legislatura . Una posizione che cerca di tenere assieme falchi e colombe del partito e, allo stesso tempo, non far perdere a Fi quell'aura di forza responsabile che "per prima ha fatto nascere questo governo". Insomma, il solito gioco dell'ex premier su più tavoli che prova a tenere assieme le due fazioni in lotta anche in queste ore: i filo leghisti da una parte e i governisti dall'altra guidati dal solito Gianni Letta (al quale si sarebbe avvicinato anche Tajani) che, raccontano, martedì è atteso ad Arcore per partecipare a un vertice di Forza Italia.

Anche i desiderata di Matteo Salvini però devono fare i conti con chi, all'interno della Lega, crede nella necessità che il governo prosegua il suo lavoro. Non soltanto il ministro Giancarlo Giorgetti, ma anche i governatori. Oggi quelli di Lombardia e Lega sono stati ricevuti a palazzo Chigi in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. E le loro parole non potevano essere più chiare. "Il dibattito è il sale della democrazia, ma in questo momento particolare c'è bisogno di un governo per prendere decisioni strategiche. Io spero che non ci siano motivi per cui questo governo cada, perchè entreremmo in un limbo pericoloso", dice Luca Zaia. E Attilio Fontana gli fa eco: "In questo momento importante la mia convinzione è che Draghi debba andare avanti e superare le difficoltà. Mi auguro che ricominci a lavorare con assoluta tranquillità e nel pieno delle forze". Tanto che poco dopo fonti del partito sono costrette a precisare: "Ovviamente la Lega non si augura crisi o perdite di tempo, sono altri che stanno facendo e disfando, sicuramente non si può andare avanti così".

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