Salvini a Bologna: tutte le ipotesi di reato per l’episodio del citofono

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Nell’eventualità di una denuncia rilasciata dal ragazzo tunisino di Bologna, Matteo Salvini potrebbe incorrere in una serie di reati previsti dal codice penale. Il leader leghista, infatti, si è presentato al citofono della casa del 17enne per chiedere se spacciasse: il tutto portando con sé telecamere e microfoni. Il suo gesto è finito nel mirino di critiche e polemiche e di certo non è passato per nulla inosservato. Per avviare un processo, però, occorre che un giudice stabilisca che il leader del Carroccio abbia violato la legge. A quel punto si aprirebbero quattro.

Salvini a Bologna: i possibili reati

Matteo Salvini, citofonando al ragazzo tunisino di Bologna, sarebbe andato incontro a diverse violazioni del codice penale, secondo le quali potrebbe incorrere in una serie di reati. L’ultima parola, comunque, spetta al giudice, che deve verificare l’eventuale violazione della legge.

Un primo punto potrebbe riguardare la violazione del diritto alla privacy del ragazzo: Salvini, infatti, ha annunciato il suo nome nella diretta avviata sui social. Mostrando pubblicamente la sua abitazione, lo avrebbe esposto anche al pericolo, favorendo la sua rintracciabilità da parte di estranei.

In secondo luogo, si potrebbe ipotizzare un reato di diffamazione a mezzo stampa, in quanto gli assunti del leghista erano basati puramente su dichiarazione informali e senza alcuna prova. Lo stesso si potrebbe dire anche per le dichiarazioni della signora che ha contattato Salvini. Con la sua mossa, inoltre, l’ex ministro degli Interni potrebbe aver mandato a monte una eventuale indagine già in corso contro il ragazzo. Qualora quest’ultimo fosse realmente uno spacciatore, a questo punto, avrebbe la possibilità di inquinare o manomettere le prove contro di lui.

Un’ultima ipotesi di reato riguarda le molestie: citofonare a qualcuno ovviamente non è reato, ma essere recidivi potrebbe di fatto diventarlo.

Alcune aggravanti ai suddetti reati potrebbero derivare dal fatto che Salvini rivesta una carica pubblica e che il ragazzo sia minorenne. In qualità di senatore, Matteo Salvini avrebbe dovuto riferire le accuse ricevute dalla signora nelle mani della polizia giudiziaria.