Salvini con Renzi fa il garantista. “Adesso mi aspetto i video della doccia..."

·3 minuto per la lettura
(Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli / AGF)
(Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli / AGF)

Corrispondenza di amorosi, e garantisti, sensi tra Salvini e Renzi. Nella conferenza stampa che il primo tiene a Montecitorio sulla manovra, la digressione più lunga è dedicata alla difesa dell’altro Matteo: “Non faccio politica combattendo i miei avversari, perché Renzi tale è, contando sulla magistratura e sui giornalisti compiacenti, se ci sono reati è un conto altrimenti non è da Paese civile. Voglio sconfiggere la sinistra, non leggere gli estratti conto di Renzi, Salvini e Di Maio”. Il Capitano gigioneggia: “Adesso mi aspetto i video della doccia. C’è un livello di guardonismo imbarazzante”. Pizze e chat con gli amici sono innocenti, va da sé pure i fuorionda in cui si dice che l’alleata “rompe i coglioni”. Fin qui, è l’avatar garantista di Salvini, quello che prende piede per Morisi, poliziotti brutali e assessori dal grilletto facile, relegando in un angolo la versione giustizialista verso immigrati spacciatori o stupratori. Nel 2013, sul caso della telefonata tra Ligresti e la ministra dell’Interno Cancellieri postava: “In un Paese normale, non si intercettano e pubblicano telefonate private senza rilevanza penale. Ma in un Paese normale, un ministro così si sarebbe dimesso dopo 5 minuti”. Su Banca Etruria serviva commissione parlamentare d’inchiesta, ma sui legami tra “ipotetici soldi dati dal Venezuela a M5S” che c’entra il Copasir, casomai indaghi un giudice.

Insomma, il piano di legalità separato da quello dell’opportunità, che ci sta. “Non faccio campagna elettorale sulle conferenze di Renzi in giro per il mondo, guadagna in un anno quanto io in tutta la vita” ma nessun rancore e nessuna invidia. “Se non è opportuno, giudicheranno gli elettori”, è la conclusione pilatesca. Poi Salvini si lancia in una considerazione sibillina ma non troppo: “Voglio sconfiggere Letta sulle idee… Ha fatto l’insegnante in Francia per anni… Qualcuno ha una fondazione, chi dà i contributi a quella fondazione, chissenefrega”.

E’ la linea del così fan tutti, oltre che san tutti, che tra i renziani va per la maggiore. Di fondazioni, presenti e passate, si parla molto nei corridoi del Parlamento. Quando Renzi parla di Conte “rancoroso e vendicativo”, i suoi traducono che l’ex premier conosceva – e avallava – l’attività da conferenziere del senatore di Rignano già in grande spolvero durante il governo giallorosso, salvo usarla contro di lui dopo il sabotaggio delle trattative per il Conte Ter. Ad ogni buon conto, colpisce la sintonia tra Renzi e Salvini quanto le argomentazioni usate dal secondo.

Alle viste c’è un altro snodo: il voto nella Giunta per le Autorizzazioni sull’uso delle intercettazioni nell’ambito della vicenda Palamara dell’ex componente del Csm Cosimo Ferri. Che è stato sottosegretario alla Giustizia (proprio della Cancellieri con il governo Letta, rimasto poi con Renzi e Gentiloni) e oggi è deputato di Italia Viva. Mentre Palamara, dopo aver chiuso la festa estiva della Lega e firmato i referendum sulla giustizia, era stato definito il “candidato ombra” di Salvini alle suppletive di Roma (non eletto). Convocata domani, la riunione della Giunta è stata all’ultimo rinviata alla prossima settimana. Sullo sfondo, si collocano le dilaganti manovre per il Quirinale. Dove Renzi ha fatto capire di scommettere su Draghi a Palazzo Chigi fino al 2023 e sulla continuità della legislatura. Mentre l’altro Matteo, dicono, non ha ancora deciso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli