Salvini convoca la Tombola del Quirinale

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BARI, ITALY - DECEMBER 11: Matteo Salvini before entering the convention, speaks with the delegations of the category on December 11, 2021 in Bari, Italy. Lega Nord party leader Matteo Salvini participates in the regional assembly of the party. (Photo by Donato Fasano/Getty Images) (Photo: Donato Fasano via Getty Images)
BARI, ITALY - DECEMBER 11: Matteo Salvini before entering the convention, speaks with the delegations of the category on December 11, 2021 in Bari, Italy. Lega Nord party leader Matteo Salvini participates in the regional assembly of the party. (Photo by Donato Fasano/Getty Images) (Photo: Donato Fasano via Getty Images)

Matteo Salvini sta con l’Economist. Lo dice lui stesso, in una pausa dell’udienza palermitana per il processo Open Arms. Il riferimento è all’articolo con cui il settimanale britannico premia l’Italia come Paese migliorato di più nel 2021 grazie a Mario Draghi premier “competente e internazionalmente rispettato”. Con una postilla sul rischio di inversione di marcia: “Mr Draghi vuole essere presidente, un incarico più cerimoniale, e può succedergli un premier meno competente”. Timore che il leader della Lega fa proprio senza peli sulla lingua: “Io faccio lo sforzo di stare con il Pd e Draghi se ne va? Abbiamo prolungato lo stato d’emergenza fino al 31 marzo e lui se ne va a gennaio? È giusto che continui, non è facile che se sposti una pedina poi resta tutto com’è″. Quanto al Quirinale, chiarisce che non accetterà veti dal Pd: “Perché Berlusconi no?”. Se vorrà, ovviamente. Immediato il rilancio del coordinatore forzista Antonio Tajani: “Draghi a Palazzo Chigi è interesse nazionale, lo dicono anche Letta, Conte, Washington e Bruxelles”.

Dall’entourage salviniano precisano che non è un modo per strattonare Draghi: si attende di capire come si evolveranno gli eventi e soprattutto cosa deciderà l’attuale capo del governo. Quando a Berlusconi è un candidato “autorevole”, mentre altri – Marcello Pera in primis – restano sullo sfondo. Ma certo trapela la rivendicazione della “fatica” per la Lega di un governo con il centrosinistra e per certe scelte come la proroga dello stato di emergenza che pur condivise sarebbero state volentieri evitate: un mese fa Giorgetti si spinse a dire che la proroga non ci sarebbe stata, Draghi ha deciso altrimenti.

Al netto dei toni bruschi usati dal leader, forse per allentare la tensione dell’aula giudiziaria, lo schema per il centrodestra non è cambiato. C’è l’attivismo del Cavaliere, di fronte a cui tanto Salvini quanto Meloni stanno a guardare. In attesa di vedere se troverà i numeri necessari per farcela (dalla quarta votazione) con il sostegno della coalizione e un’aggiunta centrista, tra renziani e gruppo misto. Ma non solo: secondo l’AdnKronos lo scouting degli “ambasciatori” azzurri avrebbe portato scompiglio persino tra le file grilline, con cinque deputati sensibili alle sirene di Arcore. O si tratta di capire se viceversa, scoraggiato dall’aritmetica, il Cavaliere accetterà di farsi da parte e ritagliarsi un ruolo da kingmaker. Infine c’è l’enigma Draghi: le intenzioni del premier, ancora nebulose per tutti i partiti. Ci si aspetta una mossa in avanti nella conferenza stampa di fine anno, che si terrà mercoledì 22, ma non è detto che arriverà.

In ogni caso, Salvini è intenzionato ad avere un ruolo da protagonista nella successione a Mattarella. Come dimostra la proposta del tavolo dei leader, che vorrebbe convocare tra Natale e Capodanno purché a manovra ultimata. Timing complicato, sebbene i senatori stiano stringendo al massimo i tempi per non rimanere in aula oltre la vigilia, perché c’è anche la “bollinatura” della Camera. Resta il pressing del Capitano, che sottolinea (anche ai suoi elettori) il prezzo di governare con il Pd. E la fretta di sapere cosa riserva il futuro: “Spero che gli italiani non assistano a un gennaio davanti a un Parlamento che non riesce a decidere un presidente della Repubblica. Il mio obiettivo è decidere presto e bene, e se non tutti insieme, perché sarà difficile, a larga maggioranza, senza escludere nessuno”. Il presidente di Montecitorio Roberto Fico ha avvisato che la data di convocazione dei grandi elettori sarà comunicata il 4 gennaio. E tra il 18 e il 24 si apriranno le danze.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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