Salvini e Di Maio tornano a punzecchiarsi alla vigilia del voto sulla Tav

giovanni lamberti

La posizione di Di Maio è sempre la stessa. Se Salvini vuole aprire la crisi lo dica apertamente, alla luce del sole. Posizione che nei gruppi parlamentari viene ribadita con forza. Domani il punto di scontro sarà la Tav. I pentastellati hanno approntato un testo per sottolineare il loro no alla Torino-Lione. Ma Salvini non ha intenzione di arretrare: il Movimento 5 stelle sta attuando un suicidio politico, ha spiegato il ministro dell'Interno ai suoi.

La mossa di impegnare le Camere e non il premier Conte viene ritenuta una sorta di bizantinismo, una operazione da prima Repubblica. Portando un documento in Parlamento di questo tipo M5s sconfessa la linea del presidente del Consiglio, ripetono i leghisti. "Sul Tav votetemo la nostra mozione convintamente. Quello è un regalo da 2,2 miliardi di euro a Macron", ha ripetuto il ministro dello Sviluppo e del Lavoro dopo il salvataggio della Pernigotti ("un accordo storico") e prima del Cdm in cui si discuterà del dl sui riders.

Si alzerà dunque nuovamente il livello di tensione e poco importa se il testo dei pentastellati alla fine è destinato a non passare. Il Pd giocherà sul numero legale, vedrà all'occorrenza se cambiare strategia ma al momento la linea è quella di dire no a M5s. Nonostante, spiegano fonti parlamentari al Senato, il pressing del segretario Zingaretti affinché i dem escano dall'Aula. Anche in FI non si esclude che Salvini possa utilizzare proprio l'argomento della Tav per certificare la fine dell'alleanza, ma gli azzurri questa mattina al gruppo hanno confermato le proprie posizioni. La Lega voterà tutte le mozioni a favore della realizzazione dell'opera, compresa quella del Pd.

Ma la partita è tutta interna alla maggioranza, anche se a palazzo Madama tra i gialloverdi c'è la convinzione che la 'querelle' rimarrà a livello parlamentare, ovvero che non ci saranno conseguenze. Certo, il 'partito del voto', sempre numeroso nel Carroccio, intravede l'occasione per far saltare il banco e per passare all'incasso considerati gli alti indici di gradimento nei sondaggi. Da tempo ha individuato anche la data possibile per le elezioni anticipate: quella del 6 ottobre.

La motivazione per andare alle urne è la seguente: "Se Conte dicesse no all'autonomia e finora sta frenando non poco allora noi ne prenderemmo atto. Non si capisce perché M5s non prenda atto che il si' alla Tav è nero su bianco. Fare una battaglia del genere - sostiene un 'big' del partito di via Bellerio - vuol dire non credere più in questo esecutivo".

La Lega - spiegano altre fonti parlamentari - è sempre più irritata per gli attacchi provenienti per esempio dai ministri Toninelli e Costa. Ma il terreno dove M5s e Lega potrebbero rompere è quello della legge di bilancio. Oggi Salvini, incontrando le parti sociali, ha provato ad 'abbattere' alcuni 'totem' dei Cinque stelle. A partire dal salario minimo e dal decreto dignità per poi concludere con un affondo sul reddito di cittadinanza. "Ma noi - sottolineava oggi un 'big' M5s - siamo stanchi di questi attacchi. Se Salvini si vuole prendere la responsabilità di far saltare tutto lo faccia".

Giorgetti resta dell'opinione della necessità di strappare, sostiene un senatore, "ma se Salvini non lo ha fatto ancora significa che non è della stessa idea". Il responsabile del Viminale in ogni caso continua a pressare i pentastellati. "Se prevarranno i dissidi all'interno del governo e ci saranno le condizioni per un voto anticipato lo vedremo a breve, anche prima di settembre", afferma. "O riusciamo a incidere sui fronti indicati dalle parti sociali - osserva - oppure non siamo incollati alle poltrone. Se possiamo fare le cose, le facciamo. Se non le possiamo fare, non è che ci obbliga il buon Dio a stare incollati alle poltrone".

Ed ancora: "Si può mantenere il rispetto personale, ma se si esaurisce la spinta...". Nel Movimento 5 stelle in molti sostengono che Salvini non voglia prendersi la responsabilità di fare la manovra. "Dovrà essere una manovra coraggiosa ma responsabile, non azzardata. Sicuramente prevederà trattative con la futura commissione europea. è chiaro che non si può stare sotto il 2%" nel rapporto deficit-Pil", ha rimarcato il segretario della Lega. "è impensabile fare una manovra a costo zero, a meno che non sei il mago Merlino. Chiunque tratta la manovra come il gioco delle tre carte non fa parte del nostro progetto d'Italia", ha concluso.

Salvini ha scritto anche al premier Conte invitandolo ad esportare nella Ue "il nostro modello sui rimpatri" e riaperto il fronte giustizia: "Le parti sociali hanno richiesto il superamento dell'abuso di ufficio". Tra i pentastellati cresce il malessere per la linea portata avanti dall'alleato. "Basta subire i suoi attacchi", il 'refrain'. Domani sera ci sarà un'assemblea congiunta in cui Di Maio farà il punto. Ma al momento la linea è quella di non rispondere alle provocazioni. E di prepararsi - attraverso un patto con l'ala ortodossa - per le elezioni nel 2020, dice un 'big' M5s.

Lo scoglio della manovra non è semplice da superare ed è anche vero che la riforma del taglio dei numeri parlamentari dovrebbe essere uno strumento per 'blindare' la legislatura. Ma la tensione tra i giallo-verdi non accenna a diminuire. Ecco perché deputati e senatori si preparano ad andare in vacanza ma con la sensazione che a settembre la pre-crisi possa trasformarsi in qualcosa di più.