Salvini e il figlio sulla moto d’acqua, il ministro ammette l’errore

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Arrivano le prime dichiarazioni a caldo sul caso del figlio 16enne di Matteo Salvini ripreso mentre faceva un giro a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato. Il ministro dell’Interno si è infatti assunto la colpa della vicenda, scagionando di fatto i poliziotti. Resta però ancora da chiarire il ruolo avuto dai due poliziotti che hanno impedito al giornalista de La Repubblica Valerio Lo Muzio di riprendere la scena dalla spiaggia di Milano Marittima.

Salvini e il figlio sulla moto d’acqua

Interrogato in merito all’episodio il leader della Lega ha affermato di aver semplicemente ceduto alla richiesta del figlio Federico, comportandosi come un normale papà. Salvini ha infatti dichiarato: “Mio figlio sulla moto d’acqua della Polizia? Errore mio da papà, nessuna responsabilità va data ai poliziotti, che anzi ringrazio perché ogni giorno rischiano la vita per il nostro Paese”.

Malgrado le scuse di Salvini, resta il fatto che gli agenti hanno concesso l’utilizzo di un mezzo della pubblica amministrazione ad un privato cittadino. Un gesto esplicitamente vietato dai regolamenti delle Forze dell’Ordine e sul quale sta indagando anche la Questura di Ravenna.

Il caso del giornalista di Repubblica

Matteo Salvini non ha però voluto chiarire il caso in merito al giornalista de La Repubblica Valerio Lo Muzio, a cui è stato impedito di effettuare delle riprese sulla spiaggia dov’era presente il ministro dell’Interno. Lo Muzio è stato infatti avvicinato da due uomini inizialmente presentatisi come poliziotti che gli hanno esplicitamente vietato di filmare la moto d’acqua con a bordo il figlio del ministro.

In seguito i due uomini avrebbero giustificato la loro richiesta con queste parole: “È una moto della Polizia di Stato, non va ripresa. Glielo sto dicendo da poliziotto. Non riprenda un mezzo della Polizia di Stato perché mette in difficoltà noi e tutti quanti“. Inoltre, uno dei due uomini che per tutta la mattinata hanno seguito il reporter ha infine negato di essersi mai presentato come poliziotto: “Io non mi sono mai identificato come tale. Non le ho mai chiesto il documento”.