Salvini e il rosario, condanna dei cattolici

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Basta un tweet di cordoglio per la morte di Camilleri - "Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della sua Sicilia" - e Matteo Salvini finisce nel mirino dei social. A scatenare le polemiche contro il vicepremier, il ricordo del botta e risposta dello scorso giugno fra il leghista e lo scrittore siciliano. Tutto era partito da una frase di Camilleri, che aveva criticato con toni forti il comizio con rosario del vicepremier: "Non credo in Dio - aveva detto -, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito". Immediata e secca la replica del ministro su Facebook: "Camilleri dice che 'Salvini che impugna il rosario mi fa vomitare', gli dico Camilleri scrivi che ti passa". Il battibecco a distanza fra i due aveva immediatamente scatenato le reazioni piccate dei sostenitori di Salvini, che da allora avevano iniziato a commentare sui social le notizie sullo scrittore con dure invettive e parecchi insulti.  Oggi, quindi, il tweet per l'addio al Maestro e la reazione degli utenti, che accusano Salvini di essere un "ipocrita" e un "provocatore". "Non hai avuto rispetto di lui da vivo dovresti solo vergognarti di onorarlo da morto!!!", "se c'era una volta, UNA VOLTA, nella vita che potevi non scrivere niente e stare zitto, era in questa occasione", "come telegramma può andare. Ma a volte il silenzio è d'oro", sono solo alcuni delle decine di commenti comparsi sotto il tweet del ministro. Ma non tutti scrivono per contestarlo. Fra gli utenti c'è infatti anche chi apprezza il gesto: "Fu un suo tenace oppositore - scrive ad esempio Francesco - e il fatto che lei ugualmente lo ricordi dimostra che la Cultura può superare ogni barriera eretta dalla Politica".

"L'uso strumentale di simboli religiosi è pericoloso, ha ragione il cardinale Parolin: Dio è di tutti, molto pericoloso invocarlo per sé. Salvini lo sventola sempre da un palco a pochi giorni dalle elezioni, ma poi lo ha mai recitato un rosario? Sa almeno come si fa? Perché se è solo una piazzata priva di sostanza, sappia che i cattolici sono allergici a questi eccessi di marketing sfacciato". Lo dice Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia e capolista alle europee per la circoscrizione Italia Centrale nella lista Popolo della Famiglia-Ap, commentando le parole del Segretario di Stato vaticano. "Ha ragione Parolin, Dio è di tutti, invocarlo per sé è pericoloso. I fischi di piazza Duomo a Papa Francesco poi rimangono: sono gravi e gravemente irrispettosi. Spiegano una volta per tutte quanto il voto alla Lega sia incompatibile domenica 26 maggio con la frequentazione della Santa Messa. C’è una ineliminabile componente anticattolica nel leghismo che nessuna citazione a caso di santi o precedenti Papi può riuscire a coprire, restano sempre gli adoratori del dio Po e mascherarsi da cattolici tradizionalisti somiglia tanto a una carnevalata in cui indossare una volta il costume di Zorro, l’altra quello di Sandokan. Ma con la fede profonda di milioni di italiani che amano il Papa non si gioca e non si scherza. Legittimo contestarlo, ma poi -osserva Adinolfi- non si va dai cattolici a chiedere i voti. Salvini anche stavolta è stato mal consigliato da qualche ghost writer poco accorto. Davvero forse ora gli servirebbe fermarsi un attimo e recitare il primo rosario della sua vita. Se me lo chiede gli spiego come si fa". 

"Non commento le parole dei cardinali o di Di Maio. Sono l'ultimo dei buoni cristiani, sono divorziato e peccatore, dico le parolacce, vado a messa tre volte all'anno ma difendo la nostra storia e difendo l'esistenza delle scuole cattoliche, del volontariato, dell'associazionismo". E' quanto ha detto in tarda serata Matteo Salvini in collegamento con 'Non è l'Arena' su La7, riferendosi alle dichiarazioni del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. "Se invoco la protezione di Maria dà fastidio a qualcuno? Chiedo la protezione di Dio per i nostri giovani, i nostri figli perché Europa ci sta preparando un futuro di disoccupazione e precarietà", conclude.