Salvini e la Tunisia, nel 2018 prima crisi diplomatica

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Non sono una novità gli attriti tra l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e la Tunisia. Già nel giugno del 2018 i rapporti tra il segretario della Lega ed il Paese nordafricano avevano subito un forte scossone. Dopo aver visitato l'hotspot di Pozzallo, l'allora titolare del Viminale aveva affermato che "la Tunisia è un paese libero e democratico dove non ci sono guerre, epidemie e pestilenze, che non sta esportando dei gentiluomini ma spesso e volentieri dei galeotti".Il ministero degli Esteri tunisino aveva convocato l'ambasciatore italiano, Lorenzo Fanara, per trasmettergli il "profondo stupore" del governo del Paese nordafricano per le parole di Salvini che, si sottolineava, "denotano una mancanza di conoscenza dei vari meccanismi di coordinamento stabiliti tra i servizi tunisini e italiani responsabili della lotta contro la migrazione irregolare". La crisi era poi rientrata nelle settimane successive e Salvini, dopo pochi mesi, a settembre 2018, era stato accolto a Tunisi in visita ufficiale.  

Ieri il segretario della Lega, impegnato nella campagna elettorale in Emilia Romagna, ha citofonato alla casa di una famiglia di origine tunisina accusata, da una residente del quartiere bolognese Pilastro, di spacciare droga. L'episodio ha scatenato un'ondata di polemiche e la reazione ufficiale delle autorità tunisine. L'ambasciatore tunisino in Italia, Moez Sinaoui, ha espresso in una missiva alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, la sua "costernazione", definendo una "deplorevole provocazione" il blitz a Bologna del leader della Lega.