Salvini e Meloni, una domenica al lago

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Salvini/Meloni (Photo: agf)
Salvini/Meloni (Photo: agf)

CERNOBBIO - Mentre Mariastella Gelmini è in sala a dire per conto del Governo che la prima cosa da garantire al Paese è la stabilità, Matteo Salvini è in un angolo decentrato del giardino di Villa D’Este circondato da un paio di siepi. Con lui c’è Giancarlo Giorgetti. I due parlano per qualche minuto finché dal vialetto che collega il lussuoso hotel al luogo del conciliabolo spunta Giorgia Meloni. Il capannello si allarga, si aggiunge anche l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza. Quindici minuti in disparte, con le telecamere tenute a distanza dagli uomini del servizio d’ordine del Forum Ambrosetti. Si parla di liste, quelle delle elezioni amministrative. Ogni tanto i partecipanti allargano le braccia. I due leader del centrodestra si danno appuntamento per vedersi a Roma già nei prossimi giorni. Poi raggiungono il muretto che si affaccia sul lago. Salvini, raggiante, scatta un selfie con il telefonino. Meloni, altrettanto raggiante, ci mette il titolo: “Nel centrodestra siamo sempre Promessi sposi”.

Promessi sposi, appunto, perché i tempi per il matrimonio politico tra Matteo e Giorgia non sono ancora maturi. A Palazzo Chigi c’è Mario Draghi, il semestre bianco con il nodo Quirinale da sciogliere, il virus che circola ancora e che impone la necessità di andare avanti con il governo di emergenza. Ma le “prove tecniche”, per dirla come l’hanno detta i due, sono già iniziate. Fonti della Lega spiegano che si sta lavorando per rafforzare l’intesa con Fratelli d’Italia e che l’obiettivo è quello di tutelare le battaglie della coalizione: Salvini da dentro, cioè dentro al Governo, Meloni da fuori. L’evoluzione di questa missione è da scrivere, ma è lo stesso leader del Carroccio a dirsi sicuro che l’esito è scontato: “Governeremo insieme”. Quando, chiedono i giornalisti. “Dipende da Draghi se va a fare il presidente della Repubblica”, replica, aggiungendo che però è il premier a decidere. Di sicuro “non c’è spazio per un quarto Governo in quattro anni” senza passare dalle elezioni, se Draghi lascerà palazzo Chigi prima del 2023.

E su Draghi al Quirinale già discutono i Promessi Sposi. Con Salvini prontissimo ad appoggiarlo “se vorrà candidarsi” e Meloni molto più fredda, perché ”è una persona di grandissima autorevolezza”, per carità, ma il punto è “capire se intende utilizzarla per difendere l’interesse nazionale in Europa oppure no”. Insomma per Meloni, Draghi al Quirinale non va bene, però darebbe un’accelerata ai tempi, consentendo di votare prima, quindi vedremo.

Sono i gesti e le parole a dire che, su quel ramo del lago di Como, Salvini si barcamena tra azionista di Governo e aspirante premier di un esecutivo di centrodestra. Nei dieci minuti di intervento che precedono il lungo slalom tra le rincorse delle telecamere accarezza la platea e toglie dalla discussione lo spauracchio dei partecipanti e cioè una rottura con il presidente del Consiglio. Anzi per Draghi spende parole benevole, ma allo stesso tempo ricorda che “alcuni punti non sono contrattabili”. La lista è lunga: il ritorno puro alla legge Fornero sulle pensioni, la tassa di successione, la patrimoniale, il reddito di cittadinanza.

Arriva persino un’apertura al green pass per gli statali che lavorano a contatto con il pubblico, ma cinque minuti dopo anche l’accusa al ministro della Salute Roberto Speranza, reo di aver minacciato lockdown il 5 settembre se non si vaccineranno più italiani, generando allarmismo e preoccupazione nel Paese. Alla sosta successiva con i cronisti sposa la linea di Cingolani sul nucleare e due minuti dopo è con un foglio in mano a mostrare i numeri degli sbarchi degli ultimi tre anni e a mettere ancora una volta sotto accusa la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Anche lei è a Villa d’Este, ma i due non si incrociano. Il tour in giardino che dura più di un’ora si chiude con una chiacchierata e un caffè a un tavolino targato Lega. Ci sono Giorgetti e Roberto Maroni, in compagnia di una coppia di imprenditori. Ogni tanto qualche manager si avvicina e chiede di scattare una foto insieme: lui si alza e si concede con il sorriso.

Basta guardare allo sparuto capannello di telecamere che si forma intorno a Enrico Letta per capire che a Cernobbio, nel giorno dedicato alla politica, c’è spazio solo per Matteo e Giorgia. Giuseppe Conte è rimasto a Roma, preferendo la platea amica della Festa del Fatto Quotidiano. Qui, un anno fa, era stretto tra l’angoscia di una pandemia senza vaccini e gli interrogativi del mondo economico e finanziario. Appare in videocollegamento e la distanza fisica marca anche una scollatura con una platea che è più interessata a capire quanto Salvini e Meloni sono disposti a tirare la corda che a sentire il solito ritornello del reddito di cittadinanza da tenere in piedi contro chi, copyright Meloni, lo ritiene “un metadone di Stato”. La fiducia di Cernobbio nei confronti di Draghi è già acquisita e stratificata. Quella per i due leader del centrodestra è una grande attenzione. Mica male per chi freme dentro la famiglia Draghi, però si promette nuovamente sposo di chi sta all’opposizione (e settimana dopo settimana gli mangia consensi).

04/09/2021 Cernobbio, Villa D Este, The European House Ambrosetti, Forum Intelligence on the World Europe, and Italy. 
Nella foto Matteo Salvini con Giorgia Meloni (Photo: Nicola MarfisiNicola Marfisi/AGF)
04/09/2021 Cernobbio, Villa D Este, The European House Ambrosetti, Forum Intelligence on the World Europe, and Italy. Nella foto Matteo Salvini con Giorgia Meloni (Photo: Nicola MarfisiNicola Marfisi/AGF)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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