Salvini e Sgarbi scendono in scienza e gli scienziati si spaccano

Stefano Baldolini
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06/06/2018 Roma, Aula Della Camera, voto di fiducia al governo di M5S e Lega, nella foto il ministro dell'Interno Matteo Salvini e Vittorio Sgarbi (Photo: Alessandro Serrano' / AGF)
06/06/2018 Roma, Aula Della Camera, voto di fiducia al governo di M5S e Lega, nella foto il ministro dell'Interno Matteo Salvini e Vittorio Sgarbi (Photo: Alessandro Serrano' / AGF)

Scienza e politica nell’era del Covid, secondo atto. Dopo i virologi pronti a scendere in campo come Lopalco questa volta sono politici come Salvini e Sgarbi che ‘scendono in scienza’ e spaccano la comunità scientifica. Il pretesto è “Covid-19 in Italia. Tra informazione, scienza e diritti”, un incontro al Senato previsto lunedì 27 luglio con un ricco parterre chiamato a discutere di coronavirus: da Salvini a Sgarbi, appunto, ad Alberto Zangrillo a Matteo Bassetti, da Guido Silvestri a Massimo Clementi, e poi Giulio Tarro e Giuseppe De Donno.

Parterre che non è piaciuto al Patto della scienza, che ha preso una dura posizione ammonendo contro “l’uso della scienza e della pandemia a fini elettorali”. Per l’ente no profit bipartisan presentato a giugno 2019 alla Statale di Milano, con l’obiettivo di combattere “bufale e fake news in ambito medico-scientifico, così come i ciarlatani e gli pseudomedici”, l’adesione di eventuali soci “a iniziative in chiave chiaramente politica ed elettorale” appare “grave e incomprensibile”.

Sullo sfondo le “pericolose posizioni antiscientifiche” di “soggetti che sono state oggetto di querela e di diffida”. Il riferimento, neanche troppo velato, a Vittorio Sgarbi, che lo scorso marzo è stato denunciato da Roberto Burioni e Guido Silvestri, per un video in cui esprimeva col suo stile dubbi su pericolosità e modalità di diffusione del contagio.

“Nessuna polemica, ma noi come ’Patto trasversale per la scienza’ non siamo dove non c’è la scienza e non ci occupiamo di politica”, le parole del presidente Andrea Cossarizza, che ha aggiunto che l’incontro in questione è stato presentato come “un attacco al governo”. Una diffida senz’appello che non ha però trovato l’unanimità degli studiosi. Anzi, dopo la rinuncia del virologo Guido Silvestri che non aveva animo di essere associato ad alcuni dei partecipanti, ha finito per dividere ancor di più la comunità scientifica.

Uno che non l’ha presa per niente bene è Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia antinfettiva. “Sono un uomo libero e non vedo dove sia il problema - ha rivendicato il docente universitario - Non è un Patto che mi dice quello che devo dire”. Anzi, “ho dato le dimissioni dal Patto 10 giorni fa, e questa è la dimostrazione che ho fatto bene”, ha chiosato Bassetti, aggiungendo di non poter accettare alcun “atteggiamento da Catone (il censore, ndr)”.

Sulla strada del dissenso anche il virologo Massimo Clementi, che ha confermato la partecipazione all’incontro del Senato minacciando di regolare la sua posizione all’interno del Patto, “seguendo con animo leggerissimo” quanto già deciso dal collega Bassetti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.