Salvini in fuga da Mirandola

Alessandro De Angelis

È la sua settimana nera, iniziata con Salvini che, in maniche di camicia e collo gonfio di rabbia, assiste in diretta tv allo sbarco della nave Sea Watch “a sua insaputa” minacciando denunce alla procura e vendette agli alleati. Proseguita col rinvio del decreto sicurezza bis, la pistola fumante che voleva ostentare il “fannullone” del Viminale, che quest’anno ha lavorato solo 17 giorni, perché troppo impegnato in chiacchiere e comizi. La settimana si chiude con la fuga di Salvini dall’Emilia Romagna, ad eccezione di un passaggio a Piacenza. Ma non ci sarà il giro che i suoi si aspettavano, perché il ministro, evidentemente, si tiene alla larga da Mirandola, dove si è appreso che il giovane nord-africano che ha appiccato il fuoco al Commissariato doveva essere espulso, ben prima che appiccasse il fuoco al commissariato causando morti e feriti. Come ama ripetere il ministro “andava messo sul primo aereo”.

 

 

Immaginate cosa sarebbe successo a parti invertite, con al Viminale il ministro senza quid (Alfano) o il ministro con tanto di quel quid (Minniti) che, ai tempi, per contestarlo Salvini sosteneva che la sicurezza non è questione di numeri, ma di percezione. Perché i numeri raccontavano il picco dei rimpatri, la percezione ansiogena alimentata dalla grancassa dei media, compresa Mediaset, rappresentava una invasione di delinquenti con la pelle nera. Ebbene, a parti invertite, come un lupo che sente l’odore del sangue, Salvini avrebbe fatto un comizio davanti alla sede della polizia bruciata. E invece, da ministro che recita l’improbabile spartito di uno che sta all’opposizione anche quando ha la responsabilità del governo, stavolta fugge.

Il Corriere di Bologna scrive che Salvini era atteso per un ultimo tour elettorale, a Ferrara, con possibile passaggio a Modena e Lugo, dove il partito si era già rivolto al prefetto affinché il comizio si svolgesse in un clima sereno, quindi era una tappa piuttosto certa, non una eventualità...

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