Salvini grida all'inciucio e confida nel Colle

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"La Lega è già tutta al lavoro per costruire l’Italia dei SÌ, fondata su un taglio di tasse per 10 milioni di cittadini, investimenti pubblici, infrastrutture, processi giusti e veloci, certezza della pena e bambini che tornano a nascere. Altri stanno pensando al governo dei NO e delle poltrone? Andiamo a elezioni e facciamo scegliere gli Italiani! Chi scappa dalle urne ha la coscienza sporca". In una nota parlano i capigruppo della Lega Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. 

Noi andiamo avanti per la nostra strada. Voglio vedere se faranno questo governo M5S e Pd. Io confido in Mattarella, nella sua saggezza. Prima di andare in Aula ad ascoltare Giuseppe Conte, Matteo Salvini riunisce i senatori della Lega al palazzo dei gruppi e, raccontano, chiede ai suoi di mantenere i nervi calmi e di tenere la barra a dritta per il voto anticipato, pur di evitare un governo Di Maio-Renzi, che i 5 Stelle e i dem (leggi Nicola Zingaretti) dovranno poi spiegare agli italiani. Il Capitano, riferiscono alcuni presenti all'incontro, avrebbe detto di avere fiducia nell'attuale capo dello Stato, che non è come i suoi predecessori.  

Un concetto ribadito anche apertis verbis qualche ora dopo: ''Confido che Mattarella valuti, dall'alto della sua saggezza, il momento in Parlamento e fuori dal Parlamento, l'Italia non ha bisogno di governicchi...''. Di fronte agli ''insulti'' di Conte in Aula, Salvini prova a uscire dall'angolo gridando all'inciucio. La Lega non crede che il Colle possa avallare una nuova maggioranza dem-M5S-Leu e si augura il voto anticipato, unico modo per capitalizzare i consensi e liberarsi della morsa Renzi-Di Maio, sapendo però benissimo che l'ipotesi di un governo istituzionale con tutti dentro resta sullo sfondo.  

Salvini non si sbilancia e quando gli chiedono se dirà sì a un appello del Colle a un esecutivo di responsabilità nazionale con tutti i partiti taglia corto: ''Fatemi prima andare al Colle e parlare con il presidente Mattarella...''. Comunque, insiste, ''a Mattarella chiederà di andare alle urne: la strada maestra, non c'è nessun piano B''. Il Carroccio non crede a un Conte bis perché, raccontano, a non volerlo innanzitutto sarebbe Zingaretti, anche lui favorevole alle urne subito per divincolarsi dalla stretta renziana. Qualcuno tra i big leghisti dà un'interpretazione particolare delle parole di Conte e vede nel suo discorso tutto all'attacco contro Salvini dei toni da campagna elettorale, non da governo bis.