##Salvini guarda a Draghi per disarcionare Conte. Altolà M5s

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Roma, 26 mar. (askanews) - Neppure in questi giorni di emergenza da Coronavirus Matteo Salvini ha mai smesso di puntare ad un trasloco anzitempo di Giuseppe Conte da palazzo Chigi. Certo, il clima di unità nazionale - più volte auspicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella - ha costretto a mettere in stand by toni più aggressivi. Ma al di là della reiterata disponibilità a portare proposte e a collaborare, per il leader della Lega il proposito resta tra le priorità.

E non è importante che il suo obiettivo sia davvero quello di portare Mario Draghi alla guida di un governo di ricostruzione post Covid-19, per il momento è sufficiente far balenare quella possibilità con l'obiettivo di far innervosire il premier, di fargli sentire che quella poltrona su cui è seduto può sfuggirgli da un momento all'altro. E così, l'intervento dell'ex presidente della Bce sul Financial times, per il leader del Carroccio si trasforma nell'occasione perfetta. "Mi si permetta di ringraziare il presidente Draghi per le sue parole, perché è caduto il mito del non si può fare debito", "benvenuto presidente Draghi ci serve l'aiuto di tutti, ci serve anche il suo, quindi sono contento, di quello che potrà nascere", dice nel suo intervento in Senato dopo le comunicazioni di Conte. Buttando lì, en passant, quel riferimento a scenari futuri in cui si nasconde in realtà una suggestione che nelle ultime ore ha smesso di essere solo tema di retroscena giornalistici.

D'altra parte, Salvini non soltanto non è il solo a citare Draghi, ma è pure in ottima compagnia. A cominciare da quella di Matteo Renzi. "Mario Draghi le indica la strada quando dice che certo bisogna fare debito ma bisogna farlo per dare liquidità alle piccole e medie imprese perché rischiano di morire", afferma il leader di Italia viva rivolgendosi al presidente del Consiglio. Ma all'ex presidente della Bce fanno riferimento anche Pierferdinando Casini, Loredana De Petris di Leu e il capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini. Una lista che vale tanto quanto quella di chi, invece, non ne fa parola nei suoi interventi. Non lo fa il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, consapevole che nel suo partito convivono diverse anime, e non lo fa neanche Isabella Rauti di Fdi.

Nel centrodestra, che pure in queste settimane ha cercato di muoversi sempre in maniera coordinata, non tutti la pensano come Matteo Salvini. Silvio Berlusconi, a differenza del leader della Lega che in passato non gli ha risparmiato critiche, da tempo elogia Mario Draghi, rivendicando peraltro il merito della sua nomina alla guida della Bce. Ma per gli azzurri il suo nome e la sua caratura sarebbero meglio spendibili in futuro, per il Quirinale. Non è il momento di "perdere tempo in esercizi di Palazzo", taglia corto Antonio Tajani, rilanciando la linea dettata dal Cavaliere. Nettamente contraria all'ipotesi di un governo di unità nazionale è invece Giorgia Meloni.

Ma a non fare riferimento a Draghi nel suo intervento è soprattutto il premier. A palazzo Chigi, tuttavia, hanno acceso i riflettori su possibili sommovimenti. E non è un caso se, al suo intervento in Senato pressochè identico a quello pronunciato ieri alla Camera, Conte scelga di aggiungere un passaggio sul coinvolgimento delle opposizioni, disegnando un "percorso di più significativo confronto".

E' però il discorso del capogruppo M5s al Senato, Gianluca Perilli, quello che entra a gamba tesa sui tentativi di allargare la collaborazione. Gli attacchi a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni, sembrano voler stroncare sul nascere proprio quei progetti post Conte che si stanno costruendo intorno all'ex numero uno della Bce. D'altra parte, il reggente Vito Crimi, lo dice esplicitamente: un governo con Draghi premier? "No, risposta secca e categorica".