Salvini, i soliti sospetti su Silvio

Federica Fantozzi
·Giornalista
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Agf (Photo: HPOST14)
Agf (Photo: HPOST14)

“Abusivi”, “poltronari”, “complici”. Matteo Salvini in queste ore non si trattiene. E’ furibondo perché il tentativo di disarcionare il premier Conte è (per il momento) fallito. Grazie al contributo – non determinante ma altamente simbolico – di Forza Italia: “Causin e Rossi sono stati eletti anche con i nostri voti” ha sibilato. Il punto però è un altro: due pezzi da novanta del partito, Renata Polverini a Montecitorio e Maria Rosaria Rossi a Palazzo Madama, hanno disertato nell’attimo cruciale. L’ex governatrice del Lazio avvisando con un sms in tempo reale, l’ex tesoriera azzurra a bruciapelo. Ma Salvini non ci crede, vede l’ombra di Berlusconi dietro la doppia mossa. Nel clima di reciproci sospetti e diffidenze che avvolge il centrodestra come un cupo mantello, il leader della Lega legge quei voti in filigrana come un segnale del Cavaliere a Conte. Ricambiato dall’amo della legge proporzionale – che oltre ai cespugli attira metà dei gruppi forzisti in ambasce per la ricandidatura – lanciato platealmente in aula. Insomma, uno scambio di amorosi sensi a spese altrui.

Il giorno dopo la fiducia al governo, a destra è tempo di elaborare una strategia. Compito non facile se il quadro non è chiaro. Nelle geometrie forziste il Sì della Rossi, soprannominata la “badante” all’epoca delle “cene eleganti”, grande amica di Francesca Pascale ed esponente di spicco del “cerchio magico spazzato via dalla gestione di Licia Ronzulli (in buoni rapporti, anche personali, con Salvini), viene prevalentemente decodificata come un “dispetto”. Il fragoroso addio di chi non si rassegna a un ruolo marginale nel nuovo corso e chissà se cerca una ricollocazione o già pensa alla pizzeria aperta nel Salernitano. La capogruppo Marisatella Gelmini, il portavoce Giorgio Mu...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.