"Salvini non rischia la parabola di Renzi"

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di Francesco Saita  

Gira la storia che Matteo Salvini abbia ricevuto, tempo fa, da Giancarlo Giorgetti, una foto di Matteo Renzi, da tenere sul comodino, al fine di avere sempre ben presente come, nel giro di pochi anni, si possa passare dal 40% di consensi a sconfitte epocali. Non si sa se, puntando dritto al voto, il leader della Lega, ora, abbia deciso di mettere in un cassetto il ritratto dell'ex premier. Ma gli addetti ai lavori, analisti e sondaggisti, sollecitati dall'AdnKronos, sul paragone tra la parabola elettorale dei due Matteo sottolineano più differenze che analogie.  

Renato Mannheimer non vede rischi immediati: "Sono situazioni molto diverse - spiega - innanzi tutto perché Renzi aveva una grande ostilità anche nel suo partito: c'erano fazioni e chi remava contro, mentre la Lega sembra assolutamente compatta nel sostenerlo". 

Per il fondatore di Ispo quindi per ora "Salvini è in forza, non corre particolari rischi". Unica variabile per capire se il consenso possa mutare è quella di "vedere chi si candida nello spazio del centrodestra, chi potrebbe essere appetibile per gli elettori del centrodestra moderato". Per questo "dobbiamo aspettare per dire come finirà". 

"Contrariamente a quanto successo a Renzi, Salvini non ha avuto una opposizione seria nel paese", è il parere di Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing. "Renzi aveva contro il M5S con tutta la sua forza, Salvini no, e questo gli garantisce una vita più lunga, rispetto a quella dell'ex premier dem". 

Punta l'accento sul contesto politico che è mutato per tutti, anche a livello europeo, invece Maurizio Pessato di Swg. Che all'AdnKronos ricorda come oggi "solo in otto paesi tra i 28 della Ue il primo partito supera in questo momento il 30%". 

"Una situazione fluida - aggiunge - che è figlia dei tempi, dove prevalgono la frammentazione e l'opinione delle masse cambia in modo repentino". "Di questi tempi il temporeggiare non è previsto", avverte.  

Pessato però riconosce come "Salvini, puntando al voto, ha fatto quello che doveva fare" e "ora un rischio lo corre". "Ma chi pensava sei anni fa che dal suo 4% potesse arrivare a essere candidato premier deve fare lo stesso ragionamento oggi, il suo consenso potrebbe sgonfiarsi in un tempo altrettanto breve". 

Non si sbilancia sulle previsioni Nicola Piepoli. "Andare al voto però è una cosa che fa per suo interesse, non che interessa lo Stato". "E - aggiunge - non so cosa pensa ora il popolo di questa sua scelta".  

Per Piepoli va sempre ricordato che 'salus populi suprema lex est', e mi pare che su questo principio, alla base di ogni Costituzione, Salvini è "eversivo, a differenza di Conte che conosce il diritto costituzionale e segue la suprema legge". "E lui ha detto che vuole vedere se ha ancora la fiducia", conclude il sondaggista.