Standing ovation per Conte. Salvini parla di "canne", Santanché cita Fantozzi

Gabriella Cerami
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Leader of Lega Matteo Salvini delivers a speech after prime minister Giuseppe Conte reported at the Senate on Recovery Fund, Rome, Italy, 22 July 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: ANSA)
Leader of Lega Matteo Salvini delivers a speech after prime minister Giuseppe Conte reported at the Senate on Recovery Fund, Rome, Italy, 22 July 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: ANSA)

Alla passerella celebrativa del premier sono costretti a partecipare pure i suoi nemici. E tra Camera e Senato va in scena il paradosso di chi non riesce a parlare male di Giuseppe Conte anche se vorrebbe. Ed è questo che spinge Matteo Salvini a parlare di “canne”, Giorgia Meloni a limitarsi a un post su Facebook e Daniela Santanchè a citare Fantozzi e la sua battuta “92 minuti di applausi” ironizzando sulla doppia standing ovation tributata dal Senato al presidente del Consiglio. L’ultima non finiva più. Pd e M5s passano dal trionfo al trionfalismo, saltano sul carro ostentando una vittoria come si fosse sugli spalti di uno stadio.

Il premier compiaciuto incassa di buon grado e accolto tra gli applausi si dirige verso il suo scranno, quello centrale da cui può guardare tutti: “Quello che consideravo un auspicio oggi è certezza”, dice commentando un consigli Europeo “di portata storica. L’Unione europea - afferma - è stata all’altezza del suo destino e della sua storia. Verranno emanati titoli di debito europei”. Il premier spiega che “il piano della ripresa sarà un lavoro collettivo, ci confronteremo con il Parlamento. Dobbiamo impegnarci anche per aumentare la fiducia nelle istituzioni italiane e nell’Ue”. Si compiace quasi con se stesso: “Un intenso impegno politico e diplomatico iniziato ben prima del vertice ha consentito di vedere confermato il volume complessivo della proposta: 750 miliardi di euro, quindi la proposta è rimasta integra”. 209 miliardi sono quelli destinati all’Italia. Ma se al battimani ha partecipato timidamente anche qualche forzista, lo stesso non si può dire dei renziani.

Ed ecco quindi Matteo Renzi che prende la parola. A volersi fidare sembrerebbe una svolta quella del leader di Italia Viva, ma sotto una cappa di benevolenza e riconoscimento punge e incalza il premier e fa di tutto per potarlo sul terreno a lui prediletto: imbarcare Forza Italia e accettare il Mes. “L’Italia è stata dalla parte giusta e lei è stato bravo, ha fatto l’interesse del Paese in un quadro di ideale europeo. Se questa sarà la strada su cui il governo dovrà proseguire saremo sempre più convintamente al fianco suo e di chi sceglie l’Europa contro il nazionalismo e il sovranismo”, è l’incipit.

Renzi poi mette un po’ di pepe al discorso con una domanda retorica che non passa inosservata: “Saremo capaci di assumere la leadership per cui l’assistenzialismo diventa crescita, il giustizialismo garantismo, la capacità di scommettere sul populismo voglia di scommettere sulla politica? Questa è la sfida”. E poi ancora: “Signor Presidente, sorprenda il paese: anziché una task force ad agosto convochi un dibattito parlamentare in cui la maggioranza sfida l’opposizione su un business plan per l’Italia” che indichi come utilizzare le risorse del Recovery Fund. “Di fronte a questo evidente elemento di novità ha ragione Conte a chiedere un coinvolgimento delle opposizioni non formale, nelle differenze che ci sono, anche fra di voi e noi”.

Ma ecco le opposizioni. L’altro Matteo, Salvini, ci mette la faccia. Ed è l’unico tra i leader di centrodestra, ma nel dilemma amletico su come affrontare il dibattito preferisce parlare di altro passando dal Ponte sullo Stretto alle droghe leggere. Gli stessi senatori leghisti hanno difficoltà a tenere il filo del discorso. La maggioranza guarda sbalordita. “In primis difendere l’agricoltura italiana, difendere i prodotti italiani, portate rispetto a chi si alza alle quattro di mattina. Dico al Pd che oggi formaggio, latte e olio italiani stanno soffrendo”. Poi avverte: “Non parlo di canne, non servono per rilanciare l’agricoltura, non ritengo lo spaccio della canapa fondamentale per il nostro paese. Io sono contrario a ogni droga”. Poi rispolvera un ever green, nel più classico dei tentativi di buttare la palla in tribuna: “Il ponte sullo Stretto sarebbe un bellissimo messaggio, di cambiamento, di inventiva”.

Il Pd non farne a meno. Il capogruppo Andrea Marcucci prende la parola e ammette: “Avete fatto un capolavoro”. Applausi anche dai banchi di chi negli ultimi tempi non era poi così convinto della permanenza di Conte a Palazzo Chigi. L’attenzione viene spostata sul Mes che – dice Marcucci - “ci serve, la nostra posizione non è mai cambiata. Ciò che serve all’Italia va utilizzato”. E anche il capogruppo alla Camera Graziano Delrio chiede al governo un surplus di riflessione sul Mes e un suo utilizzo.

Giorgia Meloni non pervenuta in Aula bensì via social. Ha rischiato di essere troppo filo governo e oggi ha fatto un passo indietro mandando invece avanti Daniela Santanché: “In questi giorni ci siamo comportati da patrioti, noi abbiamo tifato per l’Italia, quando si va in Europa la nostra maglia è quella della Nazionale. A parti inverse abbiamo la certezza che altri avrebbero tifato per Rutte. Leggendo i giornali, questa mattina, qualcuno deve aver equivocato il nostro giudizio che, sul suo operato e sull’operato del governo, rimane lo stesso: crediamo che voi non siate capaci e che non lo sarete nemmeno in futuro, a portare il Paese fuori dalla crisi”.

Come è ovvio non spetta a Luigi Di Maio intervenire in Aula ma una foto vale più di mille parole. Posta su Facebook un’immagine d’archivio in cui stringe le mani al premier Conte e gli sorride. Sale sul carro del vincitore e promette di restarci. Almeno per ora. Almeno fino a quando il premier continuerà a salire negli indici di gradimento.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.