Salvini resta solo con l'amico Bolsonaro, il bis-negazionista

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“Voglio scusarmi con il popolo brasiliano, rappresentato dal suo presidente, per delle polemiche incredibili perfino nella commemorazione di caduti che hanno dato la vita per liberarci dall’occupazione nazifascista. È veramente surreale”. Sorride Matteo Salvini, accanto a Jair Bolsonaro. Il segretario della Lega e il presidente del Brasile si sono visti a Pistoia, dove Bolsonaro - in Italia per il G20 appena trascorso - è andato per commemorare i caduti del suo Paese durante la Seconda guerra mondiale. Un incontro rivendicato da Salvini ma che imbarazza i suoi alleati di governo.

“La collocazione internazionale di Salvini e della Lega sembra evidente, a fianco delle destre più retrive ed estremiste. La Lega chiarisca, perché tutti questi elementi non sono compatibili con una forza politica che dovrebbe mostrare responsabilità di governo e collocarsi nel campo europeista”, dichiara ad esempio l’europarlamentare del Pd, Pina Picierno.  “La presenza di un capo di Stato come Bolsonaro in Italia è indigesta e non va applaudita”, dice invece Mario Perantoni, deputato 5 stelle e presidente della commissione giustizia alla Camera.

Bolsonaro, del resto, non ha propriamente la fama del moderato, né del democratico. Lo dimostrano le tesi sbandierate, e varie scelte politiche. L’ex militare, noto per le sue posizioni omofobe e per essersi detto favorevole alla tortura e alla pena di morte, ha dato conferma delle sue posizioni estremiste nella gestione della pandemia e nel suo approccio con i cambiamenti climatici. Posizioni assolutamente agli antipodi rispetto a quelle portate avanti, nei mesi scorsi ma anche negli ultimi giorni, dal governo Draghi. Di cui, lo ricordiamo, la Lega di Salvini fa parte.

 Era il 24 marzo 2020, erano i giorni in cui il virus sconosciuto si diffondeva nel mondo facendo migliaia di morti. Costringendo i Paesi ad affrontare un nemico senza sapere quali fossero le armi migliori da bandire. Non si può dire che in quei tempi ci fosse già una sola linea da seguire, ma era ormai evidente che il Covid fosse una malattia pericolosa, che stava portando via tante vite umane. Era chiaro quasi a tutti i leader mondiali, non a Bolsonaro. In un discorso a reti unificate definiva la pandemia una montatura dei media e la malattia portata dal virus “solo una piccola influenza”, attaccando i governatori locali per aver chiuso i negozi e le scuole e imposto le quarantene. Per aver, insomma, fatto l’unica cosa che in quel momento sembrava potesse arginare il virus. “Questi media seminano il panico, creano apposta un clima di isteria”, aveva concluso, causando l’imbarazzo della sua stessa squadra. Era solo l’inizio di lunghi mesi in cui la tesi di Bolsonaro - che si è poi anche ammalato di Covid - è rimasta la stessa. Nonostante il Paese fosse letteralmente piegato da un virus diventato incontrollabile in ogni sua ondata. Nonostante i morti continuassero ad aumentare e migliaia di cittadini scendessero in piazza a protestare contro di lui.

Quanto grande sia stato il disastro lo dice una cifra: 608mila morti per Covid in Brasile, da quando la pandemia è iniziata ad oggi. È andata peggio solo negli Stati Uniti. Non è da escludere che la cifra relativa del Paese sudamericano sia sottostimata: ci sono luoghi, come le favelas, in cui probabilmente in tanti sono morti senza che nessuno li aiutasse o che, peggio, se ne accorgesse. Quel che è certo è che molti di questi decessi - addirittura la metà - avrebbero potuto essere evitati. Lo si legge, senza giri di parole, nella relazione di 1200 pagine presentata pochi giorni fa dal Senato al termine dei lavori di una commissione d’inchiesta che ha portato il congresso a chiedere che Bolsonaro fosse perseguito per “crimini contro l’umanità”. Per i relatori la gestione della pandemia in Brasile è stata “un mix di negligenza, incompetenza e negazionismo anti-scientifico”.

Una delle accuse più gravi riguarda la scelta “deliberata e cosciente”, di non acquistare subito i vaccini, come invece chiedevano anche le autorità sanitarie. Scettico sulla pandemia, figurarsi nei confronti del farmaco che immunizza dal virus. Ufficialmente, di recente, ha dichiarato di sostenere gli sforzi per la vaccinazione. Peccato che, oltre a non essere vaccinato, la settimana scorsa è arrivato a dire che i vaccini favoriscono l’insorgenza dell’Aids. Una dichiarazione priva di ogni fondamento scientifico, fatta via social. Facebook ha dovuto rimuovere il video in cui quelle parole venivano pronunciate.

Nei mesi scorsi aveva poi millantato la scoperta un farmaco in grado di sconfiggere il Covid: “Esiste in Brasile, ma non è ancora scientificamente provato”. E probabilmente non sarà mai certificato, visto che nel Paese dell’America Latina è in corso un’inchiesta sulla morte di 200 persone tra le 645 utilizzate come cavie per verificare l’effetto di questo prodotto sperimentale. Le autorità sanitarie avevano autorizzato sì la procedura sugli umani, ma per un numero molto più basso di pazienti. E la sperimentazione avrebbe dovuto riguardare persone sane, non - come poi è accaduto - un numero cospicuo di ammalati. L’ennesima tegola per un Paese che ha pagato a causa del Covid - e di scelte politiche sbagliate - un conto altissimo. 

Altro capitolo è quello del clima. “Le foreste sono importanti per me perché coprono oltre il 60 per cento del mio paese”, ha detto oggi Bolsonaro in un messaggio registrato in occasione del Cop26 sul clima a Glasgow. Affermazioni che non sembrano affatto coerenti con quello che è successo sul suo territorio nel recente passato. Il 2019, anno in cui l’ex militare era già al potere, è stato il periodo peggiore per l’Amazzonia, con  9.178 chilometri quadrati di vegetazione distrutti dal fuoco. Non è andata meglio nel 2020. Secondo l’Istituto nazionale delle investigazioni spaziali brasiliano nel solo mese di dicembre sono andati distrutti 216 kmq di foresta, corrispondenti a un’area del 14% superiore rispetto a quella persa nel dicembre 2019. Ma per Bolsonaro è tutto a posto: “L’Amazzonia è una foresta umida, non prende fuoco”, ha detto appena due giorni fa. Il presidente del Brasile è ritenuto inoltre responsabile dell’aumento delle emissioni di gas serra dovuto agli allevamenti intensivi autorizzati nelle aree dove un tempo c’era il bosco. Lui, ovviamente, nega tutto. E si prende, anche se su altri temi, le attestazioni di stima - e i ringraziamenti per aver mandato Battisti in Italia - del leader del Carroccio. 

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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