Salvini rischia processo per diffamazione nei confronti di Carola Rackete

Salvini processo Carola Rackete

Nello stesso giorno in cui il Senato concede alla magistratura l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso Gregoretti, quest’ultimo rischia un nuovo processo per diffamazione a Carola Rackete. La Procura di Milano ha infatti chiuso le indagini dopo la querela presentata il 12 luglio 2019 dalla medesima comandante della Sea Watch 3.

Salvini e il processo per diffamazione a Carola Rackete

Il pubblico ministero Giancarla Serafini, titolare del fascicolo, ha notificato un paio di settimane prima l’avviso di chiusura dell’inchiesta. La giovane, difesa dal legale Alessandro Gamberini, aveva spiegato nella querela che le parole dette da Salvini “sono state aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti“.

Ha quindi citato i post da lui pubblicati sui social network, di cui ne ha chiesto anche la chiusura, che parlano di lei come di una “sbruffoncella“, “fuorilegge“, “delinquente” e “complice dei trafficanti di esseri umani“. Le accuse di Matteo Salvini seguirono allo speronamento da parte sua di una motovedetta della Guardia di Finanza che avrebbe messo a rischio la vita dei cinque militari presenti a bordo.

Il leader della Lega ha ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o farsi interrogare. Dopodiché il pm può chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione del caso. Se dovesse verificarsi la prima ipotesi Salvini potrebbe fare appello all’articolo 68 della Costituzione che sancisce l’insindacabilità parlamentare. Questo recita infatti che “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni“.