Salvini: se mi mandano a giudizio è un attacco politico

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Roma, 30 dic. (askanews) - "Se mi mandano a giudizio è un attacco politico": così Matteo Salvini sul voto della giunta per le immunità, il prossimo 20 gennaio, che dovrà esprimersi sulla Gregoretti, la nave della Guardia Costiera bloccata con a bordo 131 migranti al largo di Augusta dal 27 al 31 luglio 2019, quando Salvini era ministro dell'Interno.

"Se processano me, processano l'Italia", afferma il leader della Lega in un'intervista a Libero. "Sarebbe un processo politico, non penale. Se ci sarà, lo faremo diventare l'occasione per aprire una riflessione sulla situazione della giustizia italiana e sulla mancanza di dignità e di onore dei politici di una certa parte, che hanno delegato ai magistrati le loro battaglie e il loro potere". E' una minaccia? "Non sono io che minaccio. Il Parlamento nel votare sull'autorizzazionea procedere non deve decidere se è giusto o no chiudere i porti ma solo se ho agito daministro pensando di fare l'interesse del mio Paese o se perseguivo interessi miei. E' ovvio che se mi mandano a giudizio è un attacco politico, e di solito sono i regimi, non le democrazie, a mandare alla sbarra i leader dell'opposizione".

"Sto studiando da premier", afferma Salvini. "Non essere al governo dà modo di coltivare i rapporti e allacciarne di nuovi. Ringrazio la brama di potere di Conte, Renzi, Di Maio e Zingaretti, che mi stanno dando tempo e modo di crescere. Sto avendo una girandola di incontri, anche a livello internazionale, che per ragioni di opportunità mantengo riservati", afferma il segretario della Lega: "Punto a inserirmi in un filone mondiale che va da Trump, che sarà rieletto, a Johnson, che ha appena vinto, a Netanyahu, già quattro volte premier di Israele e che ha appena ottenuto il 72% alle primarie del Likud, fino a Bolsonaro". In particolare, "ho appena incontrato Fiamma Nirenstein e a gennaio farò in Parlamento una proposta per difendere Israele senza se e senza ma".