Salvini semina il panico da crisi

Giuseppe Alberto Falci

A tarda sera quando orma la crisi di governo sembrava dietro l’angolo, si presenta a Barzago, alla festa della Lega Lumbard, e spegne il fuoco. Primo: «Smentisco che domani vado da Mattarella». Secondo: «Domani non cade nessun governo». Terzo: «Conosco e stimo Savoini, mi fido. In questi giorni gli ho mandato un messaggio di vicinanza, settimana prossima vado in parlamento». Quarto: “Ho fiducia in Di Maio, è una persona per bene”. Eccolo il Matteo Salvini che non ti aspetti dopo una giornata in cui prima drammatizza, esaspera lo scontro con il M5S e agita la minaccia del voto anticipato. Eppoi frena perché, spiega, non cade nessun governo. Gioca Matteo Salvini, gioca a fare lo spaventapasseri come se governare fosse un game di una partita a tennis fra amici. Ed è uno stop and go che mette in scena per tutta la giornata. Dal mattino alla sera. Da Helsinki a Barzago. Fino al collegamento con Mediaset, dove lo attende Mario Giordano.

È la giornata più convulsa dell’era Salvini. Il termometro sale e scende. Da un ultimatum si passa a un penultimatum come se non ci fosse una fine. I telefoni sono surriscaldati. Arrivano spifferi da ogni parte fino a quello più significativo di metà pomeriggio che darebbe il vicepremier leghista pronto a salire al Colle. Quando? Forse addirittura domani. Dal Quirinale né smentiscono, né confermano. A dimostrazione che il clima è rovente sia all’interno del governo che del partito del vicepremier leghista. Del resto, per tutta la giornata le truppe di Salvini con in testa Giancarlo Giorgetti sollecitano il loro leader a mettere fine a questa esperienza di governo. «Basta, non si può governare con chi ti vuole del male. L’obiettivo sei tu: ti vogliono far fuori». Rimbombano gli sms, i whatsapp, le lunghe telefonate. Ed è tutto un coro che recita così. Perfino Giulia Bongiorno, solitamente prudente, si spinge a dire ai microfoni di una radio che a questo punto è “meglio finirla qui”. Non c’è più...

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