Salvini si dà una moderata. Nessuna fretta di andare a votare

Giuseppe Alberto Falci

D’un tratto ha archiviato il Papeete Beach, la consolle e il mojito, e si è trasformato in un moderato. Ai piani alti dei palazzi c’è chi sostiene che abbia imparato la lezione Matteo Salvini, il Capitano leghista che solo lo scorso 8 agosto invocava “pieni poteri” e apriva una crisi di governo extraparlamentare al buio, convinto che si sarebbe tornati alle urne. No, no, scordatevi tutto questo. Ora è iniziata la fase della pacificazione, della mediazione, dello studio dei dossier perché, ripete assai spesso ai fedelissimi, “bisogna studiare, approfondire prima di scagliarsi contro qualcuno o contro qualcosa”.

La fase di studio, va da sé, passa prima di tutto da una rivoluzione nel partito, una ristrutturazione vera e propria con la nomina dei capi dipartimento che avranno l’arduo compito di seguire ogni singolo dossier come se dovessero affrontare un esame universitario. Per intenderci, “niente più Savoini o Arata”, confessano da via Bellerio. Ed è un po’ quello che spiega in chiaro Andrea Crippa, enfant prodige del leghismo, e da qualche mese numero due del Carroccio: “Se fai uscite folkloristiche da partito del 2 per cento è chiaro che poi ti creano il cordone sanitario”. Segue un altro esempio  che Crippa fa per rivelare quello che sta succedendo dentro il partito: “Noi abbiamo le idee chiare su immigrazione, sicurezza, flat tax, pensione, ma non sulle politiche internazionali dove abbiamo commesso una serie di errori. Russia e Stati Uniti possono stare insieme ma bisogna capire su cosa e per andare dove…”.

Da qui la rivoluzione copernicana di un partito che ha sì una classe dirigente nei territori, ma che la prossima volta desidera arrivare preparata se si presenterà l’occasione di governare. Non a caso, oggi Salvini non fa il più centrometrista, ma ha invece il passo del maratoneta. E insiste con questa massima: “Un passo alla volta”. Nella testa dell’ex ministro dell’Interno c’è solo l’Emilia Romagna....

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