Salvini su Twitter spiega come votare Lega: silenzio elettorale violato? La risposta

Salvini su Twitter spiega come votare Lega: silenzio elettorale violato? La risposta (Photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images)
Salvini su Twitter spiega come votare Lega: silenzio elettorale violato? La risposta (Photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Una vera e propria guida al voto, con indicazioni su come fare per essere certi che la preferenza sia espressa in maniera corretta. Un servizio utilissimo di carattere pubblico, se non fosse che il suo obiettivo è quello di istruire i potenziali elettori della Lega. E infatti si tratta di cinque post pubblicati su Twitter da Matteo Salvini, nel sabato che precede la domenica delle elezioni. E il sospetto è che, così facendo, il leader del Carroccio abbia infranto la regola del silenzio elettorale. Cerchiamo di capire se è così e, nel caso, se rischia conseguenze legali.

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Il messaggio di Salvini via social è chiaro. Il primo post è accompagnato da una scritta, tutta in maiuscolo, in cui si può leggere: "Per votare basta una X sul simbolo della Lega. Alcune istruzioni, quando si vota? Si vota solo domenica 25 settembre dalle 7.00 alle 23.00. Le elezioni servono per rinnovare la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica". I successivi tweet, collegati al primo, aggiungono ulteriori informazioni. E anche qui alla comunicazione istituzionale si aggiunge quella di partito.

Salvini su Twitter spiega come votare Lega: silenzio elettorale violato? La risposta. (Photo by Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
Salvini su Twitter spiega come votare Lega: silenzio elettorale violato? La risposta. (Photo by Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

"Come si vota? Ogni elettore riceverà 2 schede, una per la Camera e una per il Senato. Votare è semplicissimo. Basterà infatti tracciare una croce sul simbolo della Lega, senza apporre altri segni", scrive Salvini nel secondo post. Gli altri tre, invece, si limitano a spiegare meglio il funzionamento delle elezioni (l'assenza di preferenze, l'impossibilità di procedere a voto disgiunto, la possibilità inedita per i maggiorenni under 25 di votare per il Senato, i documenti da portare al seggio). Nessun ulteriore menzione alla Lega, ma per molti bastava già quanto avvenuto nei tweet precedenti.

Il primo, in particolare, è accompagnato anche da un filmato lungo poco più di un minuto in cui compare Salvini in persona. Il leader della Lega dapprima mostra in camera un braccialetto con il logo del partito e lo slogan "Prima gli italiani", poi afferma: "Ragazzi, finalmente ci siamo. Se credete in un'Italia più sicura, più forte, più bella e più libera, con più spazio per i giovani, tocca a voi col voto vero". Dopo aver ribadito l'orario in cui si vota e la necessità di avere un documento valido e la tessera elettorale, mostra quindi le schede elettorali. "Attenzione, che ci saranno una marea di simboli", spiega. E poi va direttamente al punto: "Come si vota? Con una croce". Che pone personalmente sul simbolo del suo partito. E aggiunge: "Quello giusto, quello che salva l'Italia e protegge gli italiani, è questo".

Difficile non considerare questo post una violazione del silenzio elettorale. Eppure Salvini non dovrebbe correre alcun rischio, avendo sfruttato l'assenza di indicazioni precise a margine delle linee guida non vincolanti disposte dall'Agcom. La legge che si applica, la numero 212 del 1956, stabilisce invece: "Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l'applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall'ingresso delle sezioni elettorali".

VIDEO - Chi è Matteo Salvini

In altre parole, non ci sono riferimenti a internet o ai social network. Esistono quelli alla tv, prima pubblica e poi privata, risalenti ad alcune modifiche del 1971 e del 1984. Ma non agli strumenti tecnologici esplosi da allora. Motivo per cui, legge alla mano, quella di Salvini non è una violazione. Nell'attesa, eventualmente, di una ulteriore riforma che però non riuscirà più a riguardare le elezioni del 2022.