Salvini e il citofono a Bologna, la signora: “Porto sempre una pistola”

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Continua la campagna elettorale di Matteo Salvini in Emilia Romagna in vista delle elezioni regionali di domenica 26 gennaio 2020: nel corso di una diretta Facebook da Bologna con i cittadini del quartiere Pilastro, ha suonato il citofono di un cittadino per chiedere se, come su segnalazione di una residente, fosse uno spacciatore di droga. Il motivo del gesto – che ha suscitato non poche polemiche, prima fra tutte quella dello scrittore Fabio Volo – è stato rivelato dallo stesso leader della Lega.

“Ho sempre con me una pistola”

Non è affatto pentita Anna Rita Biagini, anzi, non teme di dichiarare che rifarebbe tutto. “Ieri sera sono uscita normalmente con il cane, poi ho cominciato a ricevere minacce anche di morte da alcune persone del vicinato”, ha raccontato. La signora, del resto, non è nuova a simili interventi: “Ho già fatto chiudere un bar qui vicino per stupefacenti. Mio figlio era tossicodipendente e malato di Sla, si è suicidato con un’overdose quando aveva trent’anni”. A partire da quel momento ha avuto inizio la sua battaglia.

Per difendersi dalle minacce ricevute, la donna ha deciso di “prendere una pistola, regolarmente detenuta. Saranno ormai sei o sette anni che la porto sempre con me quando esco“. A chi le chiede se è stata contattata dal leader della Lega a scopi propagandistici, la signora risponde: “Assolutamente no. Avevo chiesto un incontro privato con Salvini a un maresciallo che conosco bene, poi è andata diversamente. Senza quello schieramento di giornalisti e forze dell’ordine avrei fatto tranquillamente due chiacchiere con lui per parlare dei problemi del quartiere”.

A proposito dell’auto danneggiata con un mattone, la signora Biagini non ha dubbi: “Sono stati loro, nessuno me lo toglie dalla testa. Facciano quello che vogliono, io ho le prove che spacciano“.

Danneggiata l’auto della “mamma coraggio”

Si chiama Anna Rita Biagini la “mamma coraggio” che ha indicato a Matteo Salvini la casa del presunto spacciatore nel quartiere Pilastro di Bologna. La sua Chevrolet Matiz verde è stata danneggiata come effetto dell’ondata di polemiche in seguito all’episodio del citofono. Gli agenti di polizia, giunti sul posto, hanno registrato ingenti danni all’auto dovuti al lancio di mattoni da parte di ignoti. Il marito della donna, Luciano Sanguettoli, ha fatto sapere di aver sporto denuncia ai Carabinieri.

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Salvini risponde a Tunisi

Nessun episodio di razzismo, ho raccolto il grido di dolore di una mamma coraggio che ha perso il figlio per droga. È un atto di riconoscenza che dovremmo fare tutti” si è difeso Matteo Salvini dopo le accuse del deputato tunisino Sami ben Abdelaali. “La lotta a spacciatori e stupefacenti dovrebbe unire e non dividere, è una priorità. Chi spaccia droga è un problema per tutti, che sia straniero o italiano non fa nessuna differenza“.

Tunisi: “Vergogna, chieda scusa”

A condannare il gesto di Matteo Salvini è stato anche il deputato Sami Ben Abdelaali, a nome dell’intero Parlamento tunisino. Il parlamentare si è detto “sbalordito. La Tunisia non merita un trattamento del genere“. Il comportamento del leader leghista ha “scatenato una grande protesta nel Paese, oltre a manifestazioni di solidarietà nei confronti della famiglia tunisina e del minore citati per nome dall’ex – per fortuna – ministro dell’Interno“.

L’attacco di Salvini attraverso il citofono a Bologna, ha continuato Abdelaali, è ancora più grave perché sferrato da “una persona che in Italia ha ricoperto incarichi di governo. Anche se un parente di questa famiglia ha avuto precedenti penali, questo non giustifica una tale campagna d’odio. Chi sbaglia deve pagare, ma non possiamo tollerare il discredito sull’intera comunità tunisina che è sana e lavoratrice. Trattare così i nostri immigrati è una vergogna. Salvini capisca che queste azioni per ottenere qualche voto in più non sono più di moda. I rapporti internazionali tra Italia e Tunisia vanno ben al di sopra dei suoi incitamenti discriminatori“.

La risposta del presunto spacciatore

Non si è fatta attendere la replica del presunto spacciatore. Il giovane avrebbe solo 17 anni e, contattato da Fanpage, si è difeso: “Io non faccio queste cose. Sono minorenne, vado a scuola, faccio la vita normale di tutti gli studenti”. Sarebbe innocente anche il padre che “lavora, si spacca il c**o. Guarda in casa, ci sono i vestiti di Bartolini“. Il 17enne avrebbe poi annunciato di essere pronto a denunciare per diffamazione la donna che ha segnalato la loro casa a Salvini.

Sull’episodio è intervenuto anche il fratello maggiore, che ha ammesso di “avere precedenti, ma sono pulito da un bel po’“.

Il motivo del gesto

Quando una mamma chiede aiuto, una mamma che ha perso un figlio per droga, faccio il possibile mettendomi in prima linea, anche se qualche benpensante protesta“. All’indomani dell’episodio nel quartiere Pilastro, Salvini è intervenuto a Mattino 5 spiegando le motivazioni del gesto al citofono. “Gli spacciatori devono stare in galera, non a casa” ha continuato il leader leghista. “Abbiamo segnalato a chi di dovere che là si spaccia droga. C’è una normativa tollerante con gli spacciatori, per questo la Lega ha presentato la proposta Droga zero, perché la droga è morte“.

Salvini suona al citofono a Bologna

Seguendo le indicazioni di una donna del quartiere, il leader della Lega si è recato sotto il campanello di una palazzina per suonare a quello della famiglia accusata di essere spacciatrice di droga. “Buonasera. Lei è al primo piano? Ci può far entrare cortesemente? Perché ci hanno segnalato una cosa sgradevole e volevano che lei la smentisse, ci hanno detto che da lei parte lo spaccio del quartiere. Giusto o sbagliato?”. Così ha chiesto alla persona che si è palesata dall’altra parte del citofono, che ha però attaccato e non ha risposto alla sua richiesta.

Imperterrito ha provato a farlo una seconda e una terza volta fino a che la medesima persona non è tornata al citofono. Intanto la signora gli aveva spiegato che a spacciare erano due membri della famiglia: il padre e il figlio. Salvini ha dunque chiesto al cittadino se potesse farlo entrare per verificare se sia vero ciò che dicono i cittadini, ovvero che da lui e da suo padre provenga parte dello spaccio del quartiere. Dall’altra parte qualcuno ha però risposto che il padre non si trovava in casa al momento ma a lavorare e ha di nuovo riattaccato.

Il leader leghista ha assicurato ai cittadini di aver intenzione di seguire il caso segnalando l’episodio alle forze dell’ordine, anche se “loro lo sanno, il problema è che vengono rilasciati dopo un quarto d’ora“. A chi gli ha chiesto a che titolo avesse suonato quel citofono, lui ha risposto di averlo fatto in qualità di cittadino.