Salvini in Tribunale: M5S fanno anticasta e invocano immunità

Fcz

Milano, 22 gen. (askanews) - "I Cinque Stelle anticasta si difendono invocando l'immunità". Così il leader della Lega, Matteo Salvini, si è sfogato fuori dall'aula del processo milanese che lo vede parte lesa per le presunte opinioni diffamatorie espresse nei suoi confronti da Stefano Buffagni, consigliere lombardo dei M5S in Regione Lombardia ora imputato per presunta diffamazione aggravata nei confronti del numero uno del Carroccio.

A Salvini non è piaciuta in particolare la mossa del grillino, sotto processo per il contenuto di un articolo pubblicato sul proprio blog e postato sulla propria pagina Facebook il 30 giugno 2016, di richiamarsi alla normativa che prevede "l'insandicabilità delle opinioni espresse dai consiglieri regionali" i quali, come ha puntualizzato in aula il suo difensore, l'avvocato Cristina Malavenda, "durante l'esercizio delle loro funzioni non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse durante l'esercizio delle loro funzioni". Alle parole di Salvini ha replicato il legale di Buffagni: "Ma quale casta. L'insindacabilità delle opinioni di politici e parlamentari è diritto garantito dalla Costituzione".

Il processo milanese è scattato proprio per effetto della querela presentata da Salvini contro il dirigente lombardo del M5S. Colpevole, secondo il numero uno del Carroccio, di averlo diffamato con frasi come "la Lombardia è una regione intrappolata nella ragnatela leghista, una fitta rete d contatti e uomini di fiducia agli ordini di Salvini e Maroni. Una sorta di cupola che ricorda quella del Pd romano che usa risorse pubbliche per finanziare la propria rete di potere". Nell'articolo sotto accusa, Buffagni aveva anche parlato di un "sistema Lega in Lombardia" che a suo giudizio consisterebbe "nel piazzare degli 'yes man' che possano, quando serve, aprire porte e stendere tappeti rossi". E ancora: "Se a Roma c'era il Pd e Mafia Capitale, in Lombardia il sistema è in mano alla Lega, ma alla fine siamo sempre noi cittadini a pagare".

Troppo, secondo Salvini: "Questa è peggio di una fake news. Io in genere non querelo mai. Ma quanto leggo la parola mafia mi girano le balle".

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