Saman Abbas, il padre confessa al telefono: "L'ho uccisa per onore"

Saman Abbas, la ragazza 18enne di origini pakistane uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio a Novellara.
Saman Abbas, la ragazza 18enne di origini pakistane uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio a Novellara.

"Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno": così il padre di Saman Abbas - 18enne pachistana uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 - in una nuova intercettazione che segna una svolta nelle indagini sul caso della giovane, il cui corpo non è mai stato ritrovato.

Il 10 febbraio 2023 andranno a processo a Reggio Emilia i tre familiari di Saman arrestati all'estero, Francia e Spagna, nei mesi scorsi: lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

"Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (...) – dice il padre Shabbar al parente nella telefonata intercettata - Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr)".

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Lo stesso familiare, sentito dai carabinieri il 25 giugno di quell'anno, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui. "Io sono già rovinato – le parole di Abbas nel racconto del parente - avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia". E ancora: "Io sono già morto, l'ho uccisa io, l'ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore. Noi l'abbiamo uccisa", senza fare nomi specifici, ma intendendo con 'noi', ha spiegato sempre il parente ai carabinieri, il contesto familiare.

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Il motivo dell’omicidio, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato il rifiuto di un matrimonio combinato da parte della ragazza, che al tempo aveva appena compiuto i 18 anni. Saman, secondo gli inquirenti, avrebbe voluto scappare di casa, ma non ha fatto in tempo. Il suo corpo non è stato ancora ritrovato.

Il bacio tra Saman Abbas e il suo fidanzato, da lei postato sui social tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021, secondo quanto accertato dalle indagini, fu una delle scintille che alimentò la rabbia dei familiari della giovane pachistana, scomparsa la notte del 30 aprile 2021. Lo scatto risale al periodo in cui la ragazza viveva in una comunità protetta. Un cugino, sentito dai carabinieri di Reggio Emilia, ha riferito di aver ricevuto l'immagine e che il padre Shabbar, la madre Nazia e il fratello della diciottenne "si lamentavano in continuazione di tale situazione".