Samsung Innovation Camp, per voi giovani

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Samsung Innovation Camp (Photo: Samsung Innovation Camp)
Samsung Innovation Camp (Photo: Samsung Innovation Camp)

“Investire nella responsabilità sociale vuol dire restituire qualcosa alla società”, Anastasia Buda, Corporate Social Responsibility Manager di Samsung Electronics Italia, racconta ad Huffpost la nuova edizione di Samsung Innovation Camp, un percorso di formazione dedicato all’innovazione digitale che l’azienda offre a giovani studenti.

“Per parlare di responsabilità sociale bisogna che le azioni siano in linea col Dna dell’azienda”, continua Buda, ricordando che Samsung festeggerà tra poco i trent’anni di attività in Italia: “Noi da tempo investiamo nella formazione, lo chiamiamo enabling people, che significa abilitare le persone, e decliniamo questo impegno anche nel preciso contesto in cui operiamo, il territorio”.

Samsung Innovation Camp è alla sua quinta edizione e finora ha formato oltre 30.000 studenti e studentesse provenienti da 21 atenei in tutta Italia. Il progetto è sviluppato in collaborazione con Randstad, agenzia internazionale specializzata in servizi HR, con l’obiettivo, come spiega Buda, di “costruire i profili professionali richiesti dal mondo del lavoro”.

L’Innovation Camp è rivolto a studenti di ogni background, non sono necessari requisiti di accesso, ”è un progetto orizzontale, aperto, perché riteniamo che indipendentemente dal profilo di provenienza, avere delle competenze nel mondo digitale è ormai una premessa fondamentale e necessaria, qualsiasi lavoro si vorrà fare”.

Quest’anno il progetto è dedicato alla valorizzazione del patrimonio naturalistico, artistico e culturale attraverso l’innovazione digitale, con l’obiettivo di sostenere il settore della Cultura e del Turismo. Università del Piemonte Orientale, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Trento e Università degli Studi di Verona sono i primi quattro atenei coinvolti. “In tutte le edizioni di Innovation Camp dopo la parte di teoria abbiamo assegnato dei project work”, racconta lei. “La peculiarità è che sono sempre stati progetti reali, perché riteniamo che i ragazzi debbano confrontarsi con un progetto, pratico, concreto e che risponda ai bisogni che le aziende con cui collaboriamo sentono nel determinato momento”.

Samsung Innovation Camp (Photo: Samsung Innovation Camp)
Samsung Innovation Camp (Photo: Samsung Innovation Camp)

L’anno della pandemia infatti è stato un periodo di difficoltà per il settore artistico e culturale, “abbiamo però anche osservato che è stato un bel banco di prova per chi ha provato a sfruttare modalità diverse di fruizione, come le mostre online oppure, per esempio, le piattaforme social per dare visibilità a certi luoghi artistici”.

Così Samsung si è interrogata sulle potenzialità del digitale anche nel mondo dell’arte e della cultura. “I ragazzi saranno seguiti da mentor d’elezione, ci siamo messi in contatto con le Accademie di Belle Arti, capaci di coinvolgere al meglio i partecipanti”, assicura Buda.

La tecnologia permea ogni settore, conclude Buda, “per questo il nostro obiettivo è dare un’infarinatura di base a tutti gli studenti, crediamo che possa dar loro un grande valore aggiunto e arricchire il loro curriculum nella prospettiva di un prossimo ingresso nel mondo del lavoro”.

Le modalità di partecipazione

Innovation Camp è un corso di formazione che si integra con i percorsi universitari già avviati e che consentirà agli universitari partecipanti di sviluppare nuove competenze digitali ma anche manageriali e di marketing, particolarmente richieste dal mondo del lavoro attuale. Organizzato in più fasi e aperto agli studenti di tutte le facoltà, il corso prevede un primo modulo di 30 ore di formazione online dedicato a nuove tecnologie e strategie digitali, nozioni di business ed ecosistemi digitali oltre a lezioni dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, in collaborazione con i docenti e gli studenti delle Accademie di Belle Arti. A chiusura di questo primo modulo aperto a tutti gli iscritti, seguirà un test, una serie di workshop e l’assegnazione di un project work commissionato da una realtà turistica e culturale del territorio per valorizzare e promuovere le unicità italiane.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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