Samuel Paty e la vita "bunkerizzata" di Mila, la ragazza lesbica minacciata dagli islamisti

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Hp (Photo: Hp)
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E’ passato un anno da quando i fanatici islamisti hanno decapitato Samuel Paty, l’insegnante che ha osato difendere in classe il principio della libertà d’espressione citando Charlie Hebdo e a cui Emmanuel Macron ha appena, meritoriamente, dedicato una piazza (anche se la codardia delle autorità scolastiche hanno impedito che gli venisse intitolato l’istituto in cui insegnava).

E’ passato un anno, ma in Francia sono tante, troppe, le persone minacciate, aggredite, insultate, messe alla gogna dai fondamentalisti. In Francia hanno coniato anche un termine, “bunkerisée”, bunkerizzata, per indicare la vita di reclusione e di clandestinità cui sono costrette le vittime della campagna di linciaggio e che hanno subito una condanna a morte in una delle più importanti democrazie occidentali. Bunkerizzata è anche la vita di Mila, una ragazza lesbica sedicenne che sui social gli islamisti hanno indicato come meritevole di sgozzamento e tutto nel silenzio delle ipocrite e degli ipocriti del movimento Lgbtqi+ che si guardano bene dallo sfidare gli energumeni molto pericolosi.

Mila cambia scuola in continuazione, fugge per rendersi introvabile dai decapitatori seriali, la sua vita è rinchiusa in modo soffocante in un bunker, la sua esistenza di bunkerizzata è uno schiaffo alla civiltà della tolleranza e della libertà, e il suo destino, come quello degli altri bunkerizzati, dipende dalla sua destrezza nel nascondersi, far perdere le proprie tracce, sottrarsi agli assalti. Una democrazia bunkerizzata, una libertà bunkerizzata. Uno Stato di diritto decapitato, come Samuel Paty, un insegnante bravo e coraggioso di cui piangiamo la perdita.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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