San Marino, oltre il 70% dei votanti ha votato sì per la depenalizzazione dell'aborto

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Referendum aborto San Marino
Referendum aborto San Marino

Per la Repubblica di San Marino il 26 settembre del 2021 è una giornata storica. Oltre il 70% dei votanti ha votato sì per la depenalizzazione dell’aborto. I seggi si sono chiusi alle ore 20.00.

Referendum aborto San Marino, la situazione

Comunque vada, la vittoria del sì nel Referendum sulla depenalizzazione dell’aborto sa di vittoria. Al termine degli scrutini in 37 seggi su 37, i giochi si sono conclusi grazie al 77,30% dei sì. Ciò si traduce nel 23% dei votanti che si sono espressi contro la legalizzazione dell’aborto vale a dire 2886 cittadini, mentre sono stati 9808 i votanti che hanno votato sì. Si segnala inoltre che i centri dove è stata registrata la maggiore affluenza sono stati Serravalle, Montegiardino, Fiorentino e Faetano con rispettivamente il 78,23%, 78,60%, 81,19% e 81,76%.

Referendum aborto San Marino, Karen Pruccoli (Uds): “Siamo sotto pressione”

Alla vigilia dell’apertura dei seggi la Presidente dell’Unione delle Donne Sammarinesi (Uds) Karen Pruccoli, sentita da “Il fatto Quotidiano”, aveva affermato di sentirsi sotto pressione: “Il comitato del ‘no’ ha dalla sua parte il maggiore partito del Paese, la Democrazia Cristiana, insieme alla Diocesi, il Vescovo, gli scout, Comunione e Liberazione, Carità senza Confini, Azione Cattolica, Provita&Famiglia, tutta la Chiesa e anche il Papa. Se vinciamo è una bella vittoria”.

Referendum aborto San Marino, una strada lunga e difficile

La strada della Repubblica di San Marino prima del referendum è stata lunga e complicata. L’aborto era vietato in ogni caso anche quando una donna veniva stuprata o era in pericolo di vita. Per la donna che decideva di abortire era prevista la reclusione da tre a sei anni. Sanzione prevista anche per il medico che aiutava la donna e le procurava l’aborto. Il Referendum ha abolito gli articoli 153 e 154 contenuti nel codice penale sammarinese che dal 1865 a oggi ha ricevuto ben poche modifiche.

Sono stati ben due i disegni di legge proposti e precisamente nel 2014 e nel 2019. Infine – racconta Pruccoli – si è deciso di procedere tramite il referendum popolare raggiunto attraverso la raccolta di tre mila firme.

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