Sanità: Cdm salva piccoli ospedali ma conferma tagli su spesa farmaci e beni

Roma, 6 lug. (Adnkronos Salute) - Niente chiusura automatica degli ospedali con meno di 120 posti letto. Alla fine il Consiglio dei ministri ha deciso di stralciare dal testo del decreto sulla spending review, approvato da Palazzo Chigi nella tarda serata, la norma che tante polemiche aveva sollevato: la chiusura al 31 ottobre 2012 dei mini-ospedali. Anche se alle Regioni viene "raccomandato" di procedere alla riorganizzazione della rete ospedaliera. "In modo - fanno sapere dal ministero della Salute - che si evitino doppioni e sovrapposizioni".

La conferma definitiva arriva solo a notte fonda, dopo un Cdm lunghissimo durato oltre sette ore. Confermate però tutte le altre misure di riduzione della spesa: taglio del Fondo sanitario nazionale, ridefinizione dei tetti di spesa farmaceutica, riduzione della spesa di acquisto di beni, servizi e prestazioni da privati accreditati.

Confermata anche la riduzione dei posti letto ospedalieri: lo standard nazionale scende a 3,7 ogni mille abitanti, con lo 0,7 da dedicare a riabilitazione e lungodegenza. Un taglio - fanno sapere dal dicastero di Lungotevere Ripa - di circa 18 mila posti letto da fare però con razionalità, come già stanno peraltro facendo le Regioni. Ad esempio, se ci sono tre Neurochirurgie una di fianco all'altra, queste si possono accorpare.

L'analisi della spesa sanitaria delle diverse Regioni, delle singole aziende sanitarie locali e ospedaliere ha evidenziato - si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - una notevole variabilità dei costi sostenuti per l'acquisto di beni e servizi (sanitari e non sanitari) di farmaci e di dispositivi medici. Si è quindi deciso di concentrare gli sforzi per una riduzione dei costi sanitari su quattro capitoli di spesa: condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi; spesa per i farmaci; spesa per i dispositivi medici; acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.

Riguardo al primo capitolo, si prevede anzitutto la rideterminazione degli importi e delle prestazioni previsti nei singoli contratti di fornitura nella misura del 5%, a decorrere dall'entrata in vigore del decreto legge e per tutta la durata del contratto. Tale misura straordinaria produrrà pienamenti i suoi effetti a decorrere dal 2013 e sarà basata sull'obbligo per le centrali di acquisto di tenere conto dei nuovi contratti dei prezzi di riferimento che via via l'Autorità di controllo sui contratti pubblici renderà noti e disponibili. Per i contratti già stipulati è prevista invece una rinegoziazione tra azienda sanitaria e fornitori, oppure la possibilità di recesso da parte della struttura pubblica, nel caso di significativi scostamenti (20%) tra i prezzi in vigore e quello di riferimento.

In campo farmaceutico, il decreto prevede per il 2012 un aumento dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del Servizio sanitario nazionale. Lo sconto passa, per le farmacie, da 1,82% a 3,85% ed è variabile, a partire dall'entrata in vigore del decreto, per il 2012, 2013, e 2014. Per le aziende farmaceutiche lo sconto passa da 1,83% a 6,5%, per il solo anno 2012, a partire dall'entrata in vigore del decreto. Per gli anni successivi la revisione della spesa viene operata tramite una ridefinizione delle regole che prevedono un tetto di spesa sia per la farmaceutica convenzionata territoriale che per la farmaceutica ospedaliera.

Per la farmaceutica territoriale viene individuato un nuovo tetto di spesa pari all'11,5% (rispetto al precedente 13,3%). Per la farmaceutica ospedaliera il nuovo tetto è del 3,2% (rispetto al precedente 2,4%). Nel caso di sfondamento del tetto della farmaceutica territoriale viene confermato il meccanismo di ripiano totalmente a carico della filiera farmaceutica (aziende, grossisti, farmacisti); per lo sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera viene introdotto un meccanismo di ripiano che pone a carico delle aziende farmaceutiche il 50% del totale.

Tagli anche sulla spesa per l'acquisto dei dispositivi medici. Per il solo secondo semestre 2012 viene previsto un abbattimento del 5% degli importi e dei volumi di fornitura. Mentre nel 2013 la revisione della spesa viene realizzata tramite la fissazione di un tetto di spesa pari al 4,8% per tali dispositivi. Le Regioni sono chiamate a garantire tale tetto di spesa sia attraverso l'utilizzo dei prezzi di riferimento, sia attraverso interventi di razionalizzazione nella fase di acquisto, immagazzinamento e utilizzo degli stessi nelle attività assistenziali. Infine, per l'acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati, il decreto prevede una riduzione del budget assegnato alle singole strutture pari all'1% per il 2012 e al 2% per il 2013, rispetto al budget 2011.

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