Sanità, Cei: recuperare il senso della cura della persone -2-

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Rimini, 12 ott. (askanews) - "Abbiamo bisogno di interventi forti e professionali - ha spiegato don Angelelli -. Ma non dobbiamo correre il rischio di ridurre l'operatore sanitario a un esecutore di protocolli, perché esiste una dimensione imprescindibile nella relazione con il paziente, che lo coinvolge in prima persona, e riguarda perciò la sfera etica individuale".

In questo quadro generale, per il responsabile della Cei è da considerare con favore "l'istituzione di una struttura ordinistica in grado di raccogliere sotto di sé tutte le professioni sanitarie non mediche", qual è la Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

In primo luogo "perché permette una più forte rappresentanza professionale, e quindi anche politica, degli operatori sanitari". In secondo luogo, "perché consente a tutto l'apparato sanitario, con le sue diverse relazioni e i suoi differenti ruoli, di partecipare al percorso di cura. Gli ordini sono fatti dalle persone e per le persone".

Per il sacerdote, occorre "recuperare risorse all'interno della rete, combattendo gli sprechi e cercando di costruire modelli efficienti ed efficaci". Al tempo stesso, bisogna "riaffermare che i costi della sanità non sono soldi persi, ma un investimento, che rispettando i dettami della Costituzione, ricade sulla salute dei cittadini, sul welfare e su tutta la filiera delle cure". E' infatti "ampiamente dimostrato" che "prevenire seriamente le patologie significa risparmiare in prestazioni erogate successivamente. Esiste quindi anche una logica strettamente economica che porta a sostenere la prevenzione e non soltanto la cura delle malattie".

Un'ultima menzione ai caregiver, le persone che si occupano dei malati o delle persone fragili, e che coincidono spesso con i familiari. "In Italia - secondo don Angelelli - molta parte dell'assistenza è delegata a queste persone, anche come esito della trasformazione del modello di sanità a cui abbiamo assistito negli ultimi anni". Secondo il responsabile della Pastorale della salute, "l'Italia dovrebbe trovare il modo di riconoscere che i familiari dei malati svolgono un servizio, che viene erogato per conto dello Stato stesso: vanno create le condizioni economiche affinché le famiglie possano essere sostenute e non abbandonate, e senza rischi di eccessive differenziazioni e autonomie regionalistiche. Pena il fallimento dell'idea stessa di sistema ad accesso universalistico".