Sanità, Cimo Fesmed: costretti a firmare contratto iniquo -2-

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Roma, 19 dic. (askanews) - "Nella notte dello scorso 24 luglio - ricorda Quici - alla forzata e affrettata chiusura della trattativa sul contratto 2016-2018, CIMO, FESMED ed ANPO-ASCOTI-FIALS Medici non accettarono di firmare il pre accordo per dare un segnale importante; ma l'esclusione dai tavoli aziendali e regionali ci costringe oggi ad una firma "tattica" e di valore tecnico, proprio per non essere esclusi dalla trattativa decentrata e per consentirci di vigilare affinché l'applicazione non sia ulteriormente peggiorativa rispetto al nuovo testo e alle nuove condizioni". Dieci anni di attesa, ricorda la Federazione, in cui sono state tagliate oltre 9.395 strutture complesse e semplici (2008-2018); il costo del personale sanitario è diminuito di 2,6 miliardi (2008-2018) per ripianare i bilanci delle regioni senza interventi migliorativi per la qualità del lavoro dei medici, i cui ritmi di lavoro sono senza controllo e tutele, mentre la perdita del potere di acquisto è stata nettamente superiore rispetto agli incrementi, inferiori al 3,48%, concessi dal nuovo contratto. Dieci anni in cui il disagio e i carichi di lavoro hanno dato impulso alla fuga dei medici verso il privato o l'estero, senza contare la mancanza di tutele derivanti dalle vigenti disposizioni legislative che favorisce i contenziosi, per non parlare del calo delle remunerazioni, ben al di sotto degli altri Paesi europei.

"Proprio in questo contesto complesso e deteriorato il potere contrattuale avrebbe dovuto assumere una maggiore valenza; purtroppo, con il CCNL 2016-18 si è persa un'occasione unica e irripetibile", commenta Quici. "Ma più dell'amarezza conta ora la nostra determinazione a non arretrare nella difesa dei diritti sul campo, azienda per azienda, dove i nostri delegati avranno il compito di mantenere la barra dritta sulle tutele del lavoro e sul rispetto delle norme, che tutt'oggi restano spesso inapplicate".