Sanità, in Emilia-Romagna scendono interruzioni volontarie gravidanza -3-

red/Rus

Roma, 9 ott. (askanews) - Analizzando le caratteristiche delle donne residenti che hanno fatto ricorso all'Ivg nel 2018, la distribuzione per classi d'età rimane abbastanza stabile, anche se tende a spostarsi verso le più alte; la maggioranza dei casi sono concentrati nelle fasce 30-34 anni (22,5%), 35-39 anni (21,3%) e 25-29 (21%). Il 53,8% delle donne è nubile, il 40,1% coniugata, o unita civilmente; il 6,2% è separata, divorziata o vedova; il 62% delle donne risulta avere almeno un figlio.

Il 39,6% delle donne ha una scolarità bassa (4,7% licenza elementare o nessun titolo e 34,9% diploma di scuola media inferiore), il 45,5% è in possesso di un diploma di scuola media superiore e le laureate sono il 14,9%. Il 54% delle donne risulta occupata, il 17% casalinga, il 20,2% disoccupata o in cerca di prima occupazione.

La modalità: prevale ancora l'intervento chirurgico, in aumento il ricorso all'RU486 Relativamente alla modalità, prevale l'utilizzo dell'isterosuzione (54,8%), e dunque dell'intervento chirurgico; modalità comunque in calo, a favore di un aumento del ricorso al trattamento farmacologico (RU486), che ha riguardato 2.347 casi (34,1% del totale). Va sottolineato che questa metodica non ha portato a un aumento del numero delle Ivg.

Tra le donne che hanno usufruito del farmaco c'è una prevalenza di cittadine italiane (62,9%), sebbene nel corso degli anni il dato indichi un accesso sempre maggiore a questo metodo anche da parte della popolazione straniera (nel 2008 le italiane erano il 78,3%).

Nelle strutture sanitarie dell'Emilia-Romagna che praticano Interruzioni volontarie di gravidanza, l'incidenza dell'obiezione di coscienza tra il personale dipendente riguarda un po' più della metà dei medici ostetrici-ginecologi (55,5%) e meno di un terzo dei medici anestesisti (32,2%), con una grande variabilità tra le Aziende. I corrispondenti dati medi nazionali (2017) risultano decisamente più elevati, rispettivamente pari al 68,4% e al 45,6%. L'incidenza dell'obiezione di coscienza non ha determinato problemi nell'erogazione del servizio, come evidenziano i tempi di attesa.