Sanità, Lombardia conferma: 1 Casa di comunità ogni 50.000 abitanti

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Milano, 11 ott. (askanews) - La Giunta regionale della Lombardia, su proposta della vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti, ha definito il quadro che porterà alla nascita delle Case e degli Ospedali di comunità in Lombardia. La riorganizzazione delle strutture sanitarie sul territorio conferma l'obiettivo di 203 Case della comunità (1 ogni 50.000 abitanti), 60 Ospedali di comunità (1 ogni 150.000 abitanti), 101 Centrali operative territoriali (1 ogni 100.000 abitanti). Nelle zone di montagna lo standard previsto per le Case della Comunità è invece di 1 ogni 25.000 abitanti.

Il provvedimento dà dunque il via libera agli interventi sugli edifici di proprietà del Ssr: 115 Case della Comunità e 53 Ospedali di Comunità, per i quali le Ats dovranno far pervenire entro il 1° dicembre alla Direzione generale Welfare i progetti di fattibilità tecnico-economica, che saranno approvati dalla stessa Direzione generale Welfare entro il 31 dicembre. Delle strutture sopra indicate, in ciascuna delle Ats lombarde ci sarà la graduale attivazione di almeno due Case della Comunità e un Ospedale di Comunità entro il 31 dicembre 2021. È stato fissato inoltre il 30 novembre 2021 come termine per la verifica della fattibilità tecnico-economica dei progetti da parte della Direzione generale Welfare.

"Dopo un di confronto con tutti gli attori interessati dalla revisione - osserva la vicepresidente - e la presentazione del progetto pilota su Milano, il nostro obiettivo vede oggi un altro passaggio fondamentale verso una sanità più territoriale di prossimità. Un provvedimento importante che ci dà scadenze altrettanto importanti da qui alla fine dell'anno". Il piano strategico ha inoltre già fissato altre scadenze sull'agenda di lavoro. Esaurita nel mese di ottobre la 'fase 1' con l'identificazione degli interventi sugli edifici esistenti del Ssr, a dicembre si passerà alla 'fase 2'.

Nelle zone prive di edifici del Ssr idonei, tale fase prevede l'identificazione, dopo un ampio confronto con gli Enti locali e attraverso un successivo provvedimento, d'interventi su immobili di loro proprietà, adatti a svolgere la funzione di Casa della Comunità o Ospedale di Comunità. A questo riguardo la delibera dà mandato alle Ats di procedere alla valutazione delle strutture individuate, sentiti gli Enti locali. Il documento infine incarica la dg Welfare di verificare, oltre alle strutture che saranno identificate nella 'fase 2', le altre esistenti idonee, già utilizzate dal Ssr per l'erogazione di attività sanitaria-sociosanitaria, ma non di proprietà.

"Una sanità di prossimità, sempre più attenta alla cura della persona prima ancora che della malattia - ha aggiunto l'assessore al Welfare - è l'obiettivo che ci siamo dati fin dall'avvio di percorso di revisione della legge. Quello dell'identificazione delle strutture è quindi un tassello importantissimo, che dà ulteriore concretezza al nostro percorso. Ora occorre proseguire con determinazione con l'agenda di lavoro programmata. L'obiettivo è attivare dei presìdi nel segno della territorialità, delle competenze e delle professionalità umane, e delle opportunità tecnologiche. Ciò, attraverso medici di medicina generale, infermieri e team multidisciplinari, capaci di collaborare tra loro e offrire le risposte e i servizi migliori alla collettività".

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