Sanità, manifestazione ARSI: Piramide Ricerca colabrodo know-how pubblico

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Roma, 1 lug. (askanews) - "Lo scorso 28 giugno si è svolta la manifestazione nazionale promossa e organizzata da Fp CGIL, #ricerchiamostabilmente, a Roma davanti al Ministero della Salute per chiedere l'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari storici della Ricerca sanitaria pubblica, la definizione delle dotazioni organiche della ricerca presso IRCCS-IZS pubblici e l'istituzione del ruolo della dirigenza. Dopo le diverse iniziative che hanno avuto luogo nei mesi appena trascorsi in numerose città d'Italia (Roma, Napoli, Milano, Bologna, Messina, per citarne alcune), lanciate e supportate da ARSI, i lavoratori provenienti da tutta Italia hanno manifestato unitariamente per tornare a chiedere al Ministero, ancora una volta, il riconoscimento della loro professionalità. Come Associazione ARSI da anni sensibilizziamo l'opinione pubblica sull'importanza di valorizzare la professionalità di questi lavoratori e anche ieri siamo scesi in piazza al fianco di Fp CGIL (che ringraziamo nuovamente) per continuare a sostenere tutti i colleghi storici precari". È quanto si legge in una nota dell'Associazione dei Ricercatori in Sanità - Italia (ARSI).

"I lavoratori che hanno manifestato davanti al Ministero sono i precari della ricerca degli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) pubblici e IZS (Istituti Zooprofilattici Sperimentali), ovvero gli Istituti che svolgono, e devono svolgere per statuto, la Ricerca Sanitaria Pubblica di eccellenza in Italia. Dopo anni di precariato atipico (co.co.co., borse di studio, partite iva), per i Ricercatori e il Personale di Supporto alla ricerca degli IRCCS/IZS pubblici è stato istituito nel 2019 un contratto a tempo determinato di 5+5 anni che, di fatto, perpetua il precariato di tali professioni. Tale contratto, noto con il nome di Piramide della Ricerca (DL 205/17) - come intuibile dal nome - è un percorso lavorativo ad ostacoli che prevede la possibilità che venga rinnovato il secondo quinquennio di contratto solo previo superamento di obiettivi sfidanti, secondo il fallimentare principio del publish or perish. E' utile ricordare, in questa sede, che una valutazione così stringente non viene richiesta ai Dirigenti strutturati con funzione di ricerca, i cui obiettivi lavorativi non sono definiti dal CCNL ma demandati ai singoli Istituti. In caso di non-raggiungimento degli stessi, i dirigenti, nostri vicini di bancone e scrivania, non rischiano la perdita del posto di lavoro ma solo il non-raggiungimento dei bonus salariali sulla performance. Da soluzione sostenuta dal Ministero della Salute per ovviare all'impossibilità, imposta dal JobsAct, di 'poter continuare' a reiterare contratti atipici senza tutele minime, la Piramide della Ricerca si è rivelata quanto ARSI aveva ampiamente previsto nell'aprile del 2019: un incubatore di lavoratori precari senza prospettive e un colabrodo di know-how pubblico", prosegue il comunicato.

"In occasione del Presidio Fp CGIL #ricerchiamostabilmente, una delegazione CGIL composta dal Coordinatore Nazionale Fp CGIL IRCCS e 3 ricercatrici precarie, è stata ricevuta da una delegazione Ministeriale, composta dal Vice Capo di Gabinetto Dr. Alessandro Milonis, dalla Direttrice dell'Ufficio 2 presso la Direzione Generale della Ricerca e Innovazione in Sanità dr.ssa Novella Luciani, dal Dr Luigi Patacchia, Dirigente Medico alla Segreteria particolare del Ministro e dalla Dr.ssa Alessandra de Sandro, dirigente veterinario della segreteria generale del Ministero. E' stato ribadito il vergognoso abuso dei contratti a termine subito dai lavoratori di cui sopra, l'inconciliabilità di una proposta contrattuale di 'formazione' (qual è la Piramide della Ricerca) a personale che la Piramide l'ha già percorsa 2 o 3 volte e l'improrogabile necessità di stabilizzazione e valorizzazione del personale precario della ricerca sanitaria pubblica nella prossima Legge di Bilancio. A conclusione dell'incontro, la delegazione Fp CGIL - continua la nota - ha richiesto, ed ottenuto, un impegno da parte del Ministero della Salute perché vengano percorse tutte le strade possibili perchè una norma in favore della nostra stabilizzazione venga inserita direttamente nella prossima legge finanziaria, senza dover intervenire con successivi emendamenti. Fissato per fine agosto/inizio settembre il prossimo appuntamento con il Ministero per fare il punto sulla questione ed, eventualmente, comprendere chi, fra i vari attori in gioco, non dovesse risultare a favore della manovra, dal momento che il Ministero della Salute, finora a parole, si è dimostrato tale. A margine di questo impegno, il Ministero della Salute si è anche impegnato ad inserire nei decreti che seguiranno alla Legge Delega Riordino IRCCS, unitamente alla rimodulazione della durata del percorso piramide (lettera n, ora al vaglio del Senato), delle norme - non meglio precisate - che possano migliorare i passaggi fra ricerca ed assistenza per permettere a chi ha titolo PhD di poter partecipare a concorsi dove viene richiesta specializzazione. Infine, il Ministero si è dichiarato supportivo relativamente alla necessità delle dotazioni organiche della ricerca quale elemento fondamentale per la conferma del titolo IRCCS, richiesta già presentata in numerosi emendamenti (poi misteriosamente ritirati) alla legge delega di Riordino IRCCS".

"Siamo sinceramente speranzosi in una comunione d'intenti di tutte le parti in gioco (Ministeri, Governo, MEF, Conferenza Stato Regioni) perché un articolo per la nostra stabilizzazione con lo stanziamento di fondi strutturali sia effettivamente presente nella bozza della prossima Legge di Bilancio a settembre. Quella che stiamo portando avanti, insieme ai sindacati, è una battaglia per il diritto e il riconoscimento della dignità dei lavoratori e per il diritto dei pazienti a poter contare su diagnosi e terapie innovative per malattie oggi di difficile diagnosi e orfane di cure. Per questo facciamo appello a tutte le Associazioni di pazienti, alle Fondazioni che supportano la nostra ricerca perché si mettano al nostro fianco in questa battaglia. La stabilità lavorativa dei lavoratori della ricerca sanitaria pubblica è garanzia di cure a favore di tutti, è un bene comune. Per questo non basteranno le intenzioni. Non stiamo più a soluzioni tampone e allo scaricabarile dei buoni propositi senza risultati concreti. C'è ancora tempo per arginare la rabbia accumulata in 12900 anni di precariato. Diversamente, bloccare la nostra attività di ricerca e assistenza e il ricorso in massa alle vie legali sarà la tanto magra quanto necessaria consolazione. E nuovamente, come già avvenuto con la sentenza Beraudi di Bologna e tante altre, soldi pubblici andrebbero a pagare rimborsi per abusi contrattuali piuttosto che essere investiti nella valorizzazione del personale storico che da decenni presta servizio presso IRCCS-IZS pubblici", conclude la nota dell'Associazione dei Ricercatori in Sanità - Italia (ARSI).

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